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Castellammare, il Tar ordina al Viminale di desecretare gli atti dello scioglimento

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Castellammare

Il Tar ordina al Viminale di desecretare gli atti dello scioglimento del consiglio comunale di Castellammare di Stabia. Arriva la prima decisione del TAR del Lazio, nell’ambito del ricorso presentato dall’ex sindaco Gigi Vicinanza. La prima sezione del Tribunale amministrativo ha accolto la richiesta presentata dai legali dell’ex primo cittadino, Riccardo Marone e Giuseppe Maria Perillo, disponendo che il Ministero dell’Interno trasmetta l’intera documentazione utilizzata per arrivare al provvedimento di scioglimento.

Il Viminale avrà 60 giorni di tempo per depositare quattro gruppi di documenti: la relazione del prefetto di Napoli, gli atti della riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica del 5 maggio, i provvedimenti di nomina della commissione di accesso e tutta la documentazione relativa alla sua attività, compresa la relazione conclusiva.

Il passaggio più significativo riguarda le modalità di trasmissione. Il TAR ha chiesto che gli atti vengano depositati «in versione integrale e senza omissis», completi di eventuali allegati e documenti richiamati, nel rispetto delle cautele necessarie per la loro natura classificata.

Nulla di nuovo da queste parti. Anzi, un film già visto. Anche quando fu sciolta l’amministrazione comunale di centrodestra nel 2022, il Tar accolse la richiesta dell’ex sindaco Cimmino di desecretare tutti gli atti.

Il ogni caso è un passaggio importante per poter affrontare nel merito le contestazioni. L’ex primo cittadino ha commentato la decisione con un lungo post sui social, parlando di un primo risultato ottenuto nel ricorso contro lo scioglimento e ribadendo la necessità di conoscere tutti gli elementi raccolti durante l’istruttoria.

«Sono atti necessari per potersi difendere nel merito delle questioni e smontare il teorema accusatorio alla base del supposto condizionamento camorrista», scrive Vicinanza.
L’ex sindaco torna poi sulla questione della documentazione che avrebbe portato allo scioglimento. Secondo quanto sostiene, finora l’unico atto pubblico disponibile sarebbe la relazione di quattro pagine firmata dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Diversa la vicenda del rapporto di oltre 400 pagine di cui si è parlato a lungo nei mesi estivi: «Non è mai stato notificato né a me né ad alcun altro interessato», afferma.

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Vicinanza solleva anche interrogativi sulla circolazione di quel documento, mettendone in dubbio l’autenticità e chiedendo di chiarire chi lo abbia diffuso, considerata anche la sua presunta classificazione come atto riservato.

Nel suo intervento, l’ex sindaco richiama inoltre la necessità di tutelare le persone citate nella documentazione circolata nei mesi scorsi, denunciando i danni all’immagine e alla privacy di quanti sarebbero stati coinvolti.

La decisione del TAR, va precisato, non entra ancora nel merito della legittimità dello scioglimento, ma dispone l’acquisizione degli atti necessari per esaminare il ricorso. La partita giudiziaria è dunque ancora aperta. Il prossimo appuntamento sarà alla successiva udienza, dopo il deposito della documentazione da parte del Ministero dell’Interno.

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