Politica
Gragnano, bufera sulla gestione dello stadio San Michele: scontro in consiglio
Nel mirino l’affidamento dell’impianto sportivo a una società riconducibile, secondo il consigliere Pd, alla famiglia di un amministratore. Contestate anche presunte anomalie nella documentazione di gara. La società esclusa, che aveva offerto 3.500 euro al mese contro i 1.500 dell’aggiudicataria, ha presentato ricorso al Tribunale amministrativo.
La gestione dello stadio comunale San Michele finisce al centro di una nuova polemica politica a Gragnano. A sollevare il caso è il consigliere comunale del Partito Democratico Antonio Marinaro, che durante l’ultima seduta del Consiglio comunale ha contestato l’opportunità politica dell’affidamento dell’impianto sportivo, annunciando anche l’esistenza di un ricorso al Tar presentato dalla società esclusa dalla procedura.
Al centro della vicenda c’è la nuova concessione del campo sportivo San Michele. Secondo quanto denunciato da Marinaro, la società risultata aggiudicataria sarebbe formalmente amministrata dal fratello di un consigliere comunale, ma riconducibile alla figura del padre dello stesso amministratore. Una circostanza che, secondo l’esponente dem, avrebbe richiesto maggiore attenzione da parte di chi amministra la città, soprattutto per quanto riguarda l’opportunità di affidare un bene pubblico in un contesto familiare legato a un componente dell’assise cittadina.
«Non è in discussione il diritto di un familiare di un amministratore a partecipare a una procedura pubblica, ma l’opportunità politica di concedere un bene pubblico in circostanze che meritano quantomeno una riflessione», è la posizione espressa dal consigliere.
Ma le contestazioni non si fermano ai possibili intrecci familiari. Marinaro ha infatti evidenziato quelle che definisce anomalie nella documentazione di gara. In particolare, alcune offerte presentate dalle società partecipanti, compresa quella attualmente aggiudicataria, risulterebbero prive di sottoscrizione negli atti esaminati dal consigliere. Un altro elemento riguarda gli allegati delle domande di partecipazione: i progetti attribuiti alla seconda classificata, poi risultata aggiudicataria, e alla terza classificata risulterebbero, secondo la ricostruzione di Marinaro, associati reciprocamente alla documentazione delle due società.
Una situazione che il consigliere ha definito un «papocchio», chiedendo chiarimenti sulla regolarità della procedura e sui rapporti tra le società coinvolte, due delle quali, a suo dire, riconducibili al medesimo contesto familiare.
A rendere ancora più controversa la vicenda è il confronto economico tra le offerte. La società esclusa avrebbe proposto un canone di 3.500 euro mensili, mentre quella aggiudicataria avrebbe presentato un’offerta di 1.500 euro al mese. Una differenza di 2.000 euro mensili sulla quale si concentra inevitabilmente l’attenzione, anche alla luce del ricorso presentato al Tribunale amministrativo regionale dalla società non aggiudicataria.
Nel corso del Consiglio comunale sono intervenuti anche il sindaco e l’assessore competente, sostenendo, secondo quanto riferito da Marinaro, che la procedura sarebbe consentita dalla normativa e che non vi sarebbero elementi di illegittimità. Il confronto si sarebbe poi acceso, con l’ipotesi di eventuali provvedimenti nei confronti dello stesso consigliere per le sue dichiarazioni.

