Politica
Democratici e Progressisti: “Non vogliamo un ospedale di serie B”
Dal futuro delle ex Terme al progressivo impoverimento del San Leonardo, cresce la preoccupazione sul destino della sanità stabiese. L’appello alla Regione Campania
La sanità pubblica non può vivere di annunci e inaugurazioni. Ha bisogno di risorse adeguate, programmazione, servizi efficienti e, soprattutto, di scelte capaci di rispondere concretamente ai bisogni dei cittadini. È questo il messaggio lanciato dai Democratici e Progressisti, che intervengono sul futuro della sanità a Castellammare di Stabia, partendo dalle criticità della manovra del Governo nazionale, ma chiamando direttamente in causa anche le responsabilità della Regione Campania e di chi è chiamato ad amministrare il sistema sanitario.
«La battaglia delle Regioni contro l’insufficienza delle risorse stanziate dal Governo è giusta e condivisibile, ma non può esaurirsi nella denuncia. Chi governa i territori ha anche il dovere di dimostrare di saper utilizzare al meglio le risorse disponibili, programmare gli interventi e garantire servizi realmente rispondenti alle esigenze della popolazione».
Una riflessione che riguarda da vicino Castellammare, dove il futuro del nuovo ospedale e il progressivo ridimensionamento del San Leonardo alimentano interrogativi e preoccupazioni. Al centro della denuncia c’è innanzitutto la vicenda dell’area delle ex Terme, una ferita ancora aperta per la città. Il fallimento, il degrado, l’abbandono e la mancata tutela di un patrimonio pubblico di enorme valore rappresentano questioni sulle quali sarà necessario tornare per individuare responsabilità e scelte che hanno condotto a questa situazione.
La Regione ha deciso di acquistare le aree per realizzarvi il nuovo ospedale, scongiurando anche il rischio di una vendita frazionata del patrimonio immobiliare. Una decisione importante, che avrebbe dovuto inaugurare una nuova stagione per la sanità stabiese. Eppure, a distanza di tre anni, il percorso appare ancora lontano dalle previsioni iniziali. Al posto di un’opera ormai prossima all’inaugurazione, la città ha assistito allo svuotamento degli edifici, alla rimozione di arredi e apparecchiature rimasti per oltre dieci anni esposti al degrado e agli atti vandalici, all’abbattimento dell’albergo e all’avvio di lavori sulle altre strutture che procedono a rilento.
Nel frattempo si sono moltiplicate indiscrezioni e preoccupazioni sulle prescrizioni della Soprintendenza, sulle possibili modifiche al progetto, sul numero dei posti letto e sulle funzioni sanitarie che saranno effettivamente garantite. Tra gli interrogativi sollevati c’è anche quello relativo alla conservazione della hall d’ingresso a doppia altezza, uno dei tre nuclei della zona a monte del progetto delle Nuove Terme del 1954, firmato dall’architetto Cocchia. Il suo restauro comporterà un investimento particolarmente consistente? Le risorse necessarie saranno sottratte ai 180 milioni stanziati per il nuovo ospedale? E sarà comunque possibile realizzare i previsti reparti di degenza?
Domande alle quali occorre dare risposte definitive. Quando partirà concretamente il cantiere del nuovo ospedale? Quale sarà il progetto definitivo? Quanti posti letto saranno disponibili? Quali reparti, specialità e servizi verranno assicurati? È confermata la realizzazione dei poli di neurochirurgia e riabilitazione? Il nuovo ospedale manterrà le caratteristiche previste per un DEA di secondo livello oppure il progetto sta andando incontro a un ridimensionamento?
Il timore è che quella che doveva rappresentare una svolta per la sanità del territorio si trasformi in un intervento ridimensionato rispetto alle aspettative iniziali. Il confronto tra i numeri rende ancora più evidente la preoccupazione. Il progetto originario prevedeva un ospedale da 320 posti letto, quasi il doppio rispetto ai 174 dell’attuale San Leonardo. Le prospettive che oggi sembrano emergere, invece, parlerebbero di poco più di 200 posti letto.
«Se questo quadro fosse confermato, perderemmo quasi cento posti letto rispetto alle previsioni iniziali. Era davvero necessario abbattere l’Hotel delle Terme per arrivare a questo risultato?».
Da qui la richiesta di aprire una riflessione complessiva sull’effettiva utilità del progetto, sul futuro del San Leonardo e sulla destinazione dell’intera area delle Nuove Terme. Una zona strategica per Castellammare, che comprende anche il Parco dei Cigni, la Pineta, il Centro Congressi e Villa Ersilia, oggi alle prese con una situazione di abbandono e degrado. Un patrimonio che dovrebbe essere inserito in un progetto di riqualificazione più ampio, considerando anche la vicinanza con il Parco archeologico, la Reggia di Quisisana e i collegamenti con la Penisola Sorrentina e i Monti Lattari.
«Dopo aver perso le Terme, Castellammare e l’area del Solaro non meritano di ritrovarsi con una struttura ospedaliera di serie B». Ma mentre si discute del nuovo ospedale, c’è un’altra emergenza che riguarda il presente: le condizioni del San Leonardo. Nonostante la professionalità e l’impegno quotidiano di medici, infermieri, operatori sanitari e di tutto il personale, il presidio ospedaliero stabiese continua, secondo la denuncia, a perdere funzioni, servizi e addetti. Un impoverimento progressivo che rischia di compromettere la qualità dell’assistenza e di ridurre le possibilità per i cittadini di ricevere cure nella propria città.
I Democratici e Progressisti chiedono quindi di conoscere le ragioni e i criteri alla base di questo ridimensionamento. Si tratta di scelte riconducibili a una programmazione sanitaria trasparente, fondata su dati oggettivi e sui bisogni della popolazione, oppure prevalgono altre logiche? Nel documento viene sollevato anche il problema delle possibili interferenze politiche e clientelari nell’attribuzione delle funzioni, nell’utilizzo delle risorse e nelle scelte relative al personale.
«È un andazzo che va contrastato con decisione. Basta calpestare la città e utilizzarla come serbatoio di voti in mano ai comitati elettorali. Basta utilizzare settori e strutture pubbliche per elargire favoritismi».
I Democratici e Progressisti invitano inoltre a non presentare le inaugurazioni degli ospedali di comunità come nuove conquiste della politica. Si tratta di strutture importanti per rafforzare l’assistenza territoriale e rispondere ai bisogni della popolazione, ma di interventi già inseriti da tempo nella programmazione sanitaria e finanziati nell’ambito dei programmi di potenziamento della sanità territoriale, anche attraverso le risorse del PNRR.
La loro apertura rappresenta certamente un passaggio positivo, ma non può essere considerata un risultato sufficiente se non è accompagnata da personale adeguato, risorse certe, servizi effettivamente disponibili e continuità assistenziale. «La sanità non si misura con il numero delle inaugurazioni, ma con la capacità di garantire cure, personale, servizi e risposte ai cittadini».
Un richiamo che si rivolge direttamente alla Regione Campania, al presidente Roberto Fico, che detiene anche la delega alla Sanità, alla maggioranza regionale e al Partito Democratico. La richiesta è quella di superare la stagione degli annunci e aprire una discussione pubblica seria sul futuro della sanità stabiese, evitando polemiche strumentali ma senza rinunciare a chiedere conto delle responsabilità.
Come Democratici e Progressisti, si propone al Partito Democratico e alle forze politiche che hanno manifestato, con una recente nota, la volontà di ascoltare la città di promuovere un confronto con le forze sociali e gli operatori sanitari.
Alle forze politiche presenti in Consiglio regionale viene rivolto un appello preciso: chiedere al presidente Fico di verificare quanto sta accadendo a Castellammare e di aprire un tavolo istituzionale per definire un accordo su alcuni punti fondamentali, capace di imprimere una svolta alla sanità locale.

