Calcio
Le clamorose differenze tra Serie A, Serie B e Serie C: l’incoerenza del calcio italiano
Che confusione. Il calcio italiano è in totale confusione. I massimi dirigenti del nostro calcio da ormai dieci giorni non riescono a gestire una situazione evidentemente troppo più grande di loro. In Serie A 5 partite si giocano normalmente a porte aperte, altre 5 prima a porte chiuse poi rinviate. Il Coronavirus ha messo in ginocchio un paese intero, bloccandone l’economia e insieme ad essa il calcio. Istituzioni e dirigenti hanno mostrato in questo momento storico tutta la loro incapacità. Zero coerenza, tantissime polemiche legate ai rinvii dei match negli ultimi due week end. Una guerra totale tra i vertici della Lega di Serie A. Imbarazzante teatrino che infanga ancor di più l’immagine del pallone italiano. Il tutto perché? Ovviamente per i danari. I soldoni che questa gente ha paura di perdere. A fronte di un’emergenza mondiale, loro pensano agli incazzi, ai conti. Bravi. Che amarezza.
Ancor più grave in questa situazione sono le differenze tra le tre Leghe professionistiche del calcio italiano. In Serie A non si gioca nelle aree maggiormente colpite dal Virus per evitare ulteriori contagi, e se si gioca gli stadi sono deserti. In Serie C i girone del Nord, A e B, sono stati bloccati per due turni, giustamente. Ma al sud, quindi nel girone C, si gioca tranquillamente. I fatti di cronaca, però, dicono che anche nel meridione ormai il virus sta infettando giorno dopo giorno sempre più persone, non ai livello del nord ma poco ci manca. Quindi, molto probabilmente, andava fermato anche il girone C. Anche perché se proprio ne vogliamo fare un discorso di linearità, i tre gironi a fine stagione si incontreranno ai playoff nazionali per la promozione in B, quindi sono sì tre gironi diversi in aree del paese diverse, ma alla fine del campionato giocheranno tutti contro tutti.
La ciliegina su questa torta scaduta è, però, la gestione delle partite in B. Qui, signori e signore, si è toccato il fondo. In Serie B nessuna partita è stata rinviata. Tutti in campo, chi a porte aperte, chi a porte chiuse. E va bene, almeno tutte le squadre si ritrovano ugual numero di partite e la classifica non ne ha risentito. Però la geografia, materia affascinante, non è da sottovalutare. Se in Serie A nelle regioni a rischio il pallone ha smesso di rotolare, perché nelle stesse regioni in Serie B non si sono posti il problema? Dal Pino, presidente della Lega A, e Mauro Balata, presidente della Lega B, non dovrebbero avere gli stessi poteri decisionali? Ovviamente si, ma qui in Italia siamo bravi soltanto a creare confusione. Riportiamo alcuni esempi di decisione clamorosamente incoerenti, che riguardano da molto vicino anche la Juve Stabia. Udinese-Fiorentina si sarebbe dovuta giocare sabato alle ore 18 alla Dacia Arena di Udine. Partita rinviata per emergenza sanitaria. E questo oramai lo sanno tutti. Il problema dove sta? Domani sera, nella stessa regione, nella stessa città, nello stesso stadio, Pordenone-Juve Stabia si giocherà non solo tranquillamente ma anche a porte aperte. Tifosi sia dell’una che dell’altra squadra potranno assistere senza problemi alla partita. Almeno queste sono le notizie dell’ultim’ora. La società gialloblu’ ha fatto partire, infatti, la prevendita per i proprio sostenitori, i quali potranno recarsi senza problemi nel cuore del virus. O quest’ultimo in due giorni è stato sconfitto e noi non lo sappiamo? Cosa è cambiato da sabato, due giorni fa? Nulla, ovviamente. E in questo tam tam di notizie, di accuse tra dirigenti, di campionati falsati e tutto il resto, queste decisioni sono quelle che fanno più riflettere. Siamo diventati la barzelletta d’Europa sotto tutti i punti di vista.
La cosa più giusta da fare, alla fine della fiera, qual’era? Probabilmente non c’è. Qualsiasi decisione presa avrebbe scontentato tutti. Ma la gente avrebbe preferito quantomeno più coerenza da parte dei massimi dirigenti del calcio italiano ma anche delle istituzioni del nostro governo. Le quali addirittura hanno scaricato tutte le responsabilità alle Leghe. Ma non entriamo in discorsi politici, potremmo non uscircene più. Dicevamo, coerenza. O giocano tutti o non gioca nessuna. O tutti gli stadi sono aperti o tutti a porte chiuse. Si sarebbero accettate le decisioni con molta più tranquillità. Ma in Italia la tranquillità e la serenità sono ormai utopia. Passo e chiudo. Ci risentiremo presto per aggiornare questa situazione tragicomica. CLICCA MI PIACE ALLA PAGINA STABIANEWS
ANTONIO CARLINO

