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Inchiesta Olimpo

Ex Cirio, Cimmino rompe il silenzio: io ho revocato la licenza a Greco

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Castellammare di Stabia. Il Sindaco di Castellammare di Stabia, Gaetano Cimmino, da una risposta a chi aveva chiesto il suo parere sulla vicenda riqualificazione dell’ex area industriale Cirio finita sulle pagine di cronaca giudiziaria negli ultimi giorni con l’esecuzione di nove misure di custodia cautelare e che vede tra i destinatari due parlamentari di Forza Italia, Antonio Pentangelo e Luigi Cesaro, determinanti per la scelta di Cimmino quale candidato sindaco per il Centrodestra a Castellammare di Stabia in occasione delle elezioni amministrative del 2018. Cimmino bypassa la questione politica, non entrando nel merito ne tantomeno ringraziare, come di rito ha sempre fatto in occasioni di operazioni importanti le forze dell’ordine,  e si affida ai tecnicismi che tra l’altro è anche materia sua essendo ingegnere per sottolineare che  «se c’è una cosa che ha contraddistinto questa amministrazione dall’inizio del mio mandato è la trasparenza: dialogare ogni giorno con i cittadini, rispondere alle domande e ai dubbi, rendere comprensibili i fatti, anche se complessi. Agire sempre in maniera decisa, senza tentennamenti. Perché è nell’inerzia, nell’immobilismo e nei vuoti che si generano i mostri – ha scritto sui social  Cimmino –  Allora vi dico: non certo adesso, ma già nei mesi scorsi, su mio specifico atto di indirizzo, è stata revocata la procedura per il rilascio del permesso a costruire nell’area ex Cirio. Fare chiarezza su tale vicenda è sempre stato un mio obiettivo. Gli atti sono stati già depositati negli uffici e notificati agli interessati. Ma andiamo per gradi».

IL RACCONTO DI CIMMINO. «All’atto dell’insediamento del dirigente all’Urbanistica, da me nominato il 16 marzo 2019, avevo già dato disposizioni di affrontare la tematica inerente la riconversione dell’area industriale ex Cirio, verificandone le eventuali criticità e l’adozione dei consequenziali provvedimenti.
E ciò anche in ragione della mozione, vertente in materia, presentata il 14 marzo 2019 dal consigliere comunale Antonio Scala, che ci ha consentito di andare in consiglio comunale e discutere su una tematica molto sentita in città.
Ho ricevuto subito rassicurazioni dal dirigente che, nei tempi tecnici necessari, avrebbe provveduto in merito, all’esito della lettura dell’ampia, articolata e complessa vicenda che ha caratterizzato il procedimento nel corso degli anni.
Nel consiglio comunale del 30 luglio 2019, la mozione è stata approvata all’unanimità a seguito di un’ampia e dettagliata discussione sulla materia in oggetto. E di conseguenza, con successiva nota dell’8 agosto 2019, ho dato indirizzo al dirigente di predisporre un atto ricognitivo-esplicativo a tutela dell’ente per fare chiarezza sugli aspetti evidenziati nella mozione.
In data 1 ottobre 2019, l’attività ricognitiva, nonché gli aspetti giuridico-amministrativi vertenti sulle attività poste in essere, venivano consegnati dal dirigente del settore in una relazione di ben 20 pagine, comprensiva anche delle conclusioni, secondo cui si rendeva necessario “procedere con un atto di diffida assegnando un congruo termine per l’adempimento (30 giorni)” relativo al pagamento degli oneri concessori da parte della società richiedente, “nonché contestualmente richiedere tutti gli adempimenti indicati nell’istanza di accoglimento del permesso di costruire”.
Alla luce di quanto rappresentato, pertanto con nota del 13 dicembre 2019 ho deciso di dare indirizzo al dirigente di “provvedere con sollecitudine all’emissione dei necessari atti, attivare tutti gli opportuni adempimenti, ivi compresi quelli scaturenti dall’eventuale inottemperanza ai provvedimenti adottati, ed in particolare provvedere a dichiarare la decadenza dei presupposti in virtù dei quali era stata adottata la determina commissariale del 15 aprile 2016”.
Le consequenziali attività del dirigente si concretizzavano, con nota del 10 gennaio 2020, nell’atto di diffida ad adempiere al pagamento degli oneri concessori e a tutto quanto altro di competenza riportato nel provvedimento commissariale dell’aprile 2016. L’inottemperanza a quanto richiesto nei termini assegnati ha comportato quindi il provvedimento definitivo di revoca dell’11 marzo 2020, con il quale è stata sancita la definitiva decadenza dell’intera procedura e, di conseguenza, del permesso di costruire convenzionato e della convenzione urbanistica.
A seguito della attività di accertamento, in pratica, e degli atti consequenziali messi in campo durante la nostra amministrazione dopo anni di inerzia gestionale, in quell’area non sarà più possibile realizzare il progetto al centro dell’inchiesta. Per guidare questa città, ci vogliono coraggio, forza e spalle larghe. Doti non da tutti».

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Inchiesta Olimpo

Castellammare, luminarie nel mirino: “Allestimenti mediocri”

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Castellammare di Stabia.Il consigliere comunale Antonio Alfano ha depositato un’interrogazione urgente sullo stato di esecuzione dell’appalto per luminarie, alberi e installazioni natalizie relativo al triennio 2025–2027, un appalto del valore complessivo a gara di 544.024,19 euro aggiudicato col ribasso del 18%

A fronte di una procedura aggiudicata con il criterio dell’Offerta Economicamente Più Vantaggiosa, fondata quindi sulla qualità del progetto tecnico e delle migliorie promesse, la città si ritrova invece davanti a un allestimento povero, ripetitivo e visivamente deludente, costituito quasi esclusivamente da palle luminose isolate e luminarie striminzite, ben lontane dagli standard annunciati.

Alfano: “Questa non è una città illuminata per Natale. È una città abbandonata a un allestimento mediocre.”

“Abbiamo un appalto triennale da migliaia di euro – dichiara il consigliere Alfano – e ciò che vediamo in strada è un lavoro che non rispecchia né la spesa, né i contenuti del capitolato, né le migliorie con cui la ditta ha vinto la gara.La qualità delle luminarie è oggettivamente scarsa, ripetitiva, priva di creatività e identità.

Un risultato inaccettabile per Castellammare.”

Il consigliere, nell’interrogazione, evidenzia inoltre la scarsa professionalità e affidabilità dimostrata dall’azienda aggiudicataria, viste le modalità di esecuzione delle opere:
• montaggi tardivi e incompleti;
• installazioni poco curate e non rispondenti alle specifiche promesse in gara;
• elementi decorativi ridotti al minimo sindacale;
• totale assenza delle migliorie che avrebbero dovuto caratterizzare il progetto vincitore.Un appalto, dunque, che rischia di essere in larga parte disatteso rispetto a quanto formalmente offerto.

I punti dell’interrogazione

Alla luce delle numerose incongruenze, il consigliere Alfano chiede all’Amministrazione:
1.Lo stato reale di avanzamento dei lavori, con la data effettiva prevista per l’accensione.
2.

La verifica del rispetto delle prescrizioni tecniche contenute nel Capitolato e nel Disciplinare di Gara.
3.La piena conformità tecnica delle luci e delle installazioni rispetto ai modelli e ai criteri approvati in fase di offerta.
4.

Gli atti relativi alla verifica di anomalia dell’offerta, se effettuata, e le motivazioni del giudizio di congruità.
5.L’elenco dettagliato delle migliorie effettivamente installate, in confronto a quelle promesse in gara.

“Castellammare non può diventare la città delle occasioni mancate e degli appalti eseguiti al ribasso qualitativo”

«Se un appalto viene aggiudicato anche sulla base della qualità, la qualità deve essere visibile – conclude Alfano –.

Non permetteremo che si giochi con l’immagine della nostra città e con risorse così rilevanti.Pretendiamo immediata chiarezza, controlli rigorosi e un urgente ripristino di quanto promesso nel capitolato.

Castellammare merita un Natale degno, non una scenografia improvvisata.»

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Cronaca

Processo Olimpo, parla il professore Maiello: “Accanimento cautelare, poi è emersa la verità”

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Un calvario giudiziario iniziato con l’inchiesta Olimpo.La misura cautelare, la condanna in primo grado, poi l’assoluzione in appello confermata giovedì dalla Cassazione.La fine di un incubo per l’imprenditore di Castellammare, Adolfo Greco.Sul caso giudiziario interviene il professor Vincenzo Maiello, ordinario di diritto penale alla Federico II, tra i difensori di Greco nella lunga battaglia giudiziaria: «C’è una domanda che mi sono posto spesso e che ancora adesso mi pongo: a chi ha giovato?

e a cosa?» esordisce uno dei maggiori esperti di diritto penale, analizzando poi il calvario giudiziario sulle colonne di Metropolis: «Tanto per iniziare, potrei sottolineare l’accanimento cautelare nei confronti dell’imprenditore: non possiamo dimenticare che la sua assoluzione definitiva giunge al termine di un percorso iniziato con due anni e mezzo di detenzione in carcere e ai domiciliari.Ma ci sono anche altri aspetti che lasciano l’amaro in bocca».

«Greco è stato definito con etichette intollerabili: “re del latte”, “monopolista” o peggio ancora.Questa narrazione dai toni esasperati ha creato gravissimi danni economici alla sua azienda e al territorio sul quale operava, soprattutto ha messo in discussione i livelli occupazionali che l’imprenditore garantiva» ha proseguito Maiello.Il professore poi sofferma sull’esposizione mediatica dell’inchiesta Olimpo: «Su questo aspetto sono convinto che i media hanno ancora una grande responsabilità nel contribuire a diffondere presso l’opinione pubblica la cultura del giusto processo, la cultura della presunzione di non colpevolezza, il fatto che un conto è la tesi dell’accusa e un altro è la sentenza del giudice.

Il mondo dell’informazione giudiziaria ha enormi responsabilità, si può considerare una sorta di appendice delle procure della Repubblica: vanno seguite le fasi delle indagini, ma anche le fasi processuali con grande attenzione, tatto e competenza».Il professore Maiello, infine, commenta le fasi del processo e affronta un tema di attualità come la separazione delle carriere: «Un processo complesso che, almeno nella fase iniziale, è stato sbilanciato perché c’è stata quella che io chiamo la contaminazione della cultura accusatoria tra il pubblico ministero e il giudice», quindi «al netto del caso in questione, il magistrato che sostiene l’accusa e quello che giudica non possono che essere separati, ognuno deve guardare all’altro non come un collega ma come un soggetto distinto all’interno della giurisdizione».

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Cronaca

La Cassazione conferma: assoluzione definitiva per Adolfo Greco

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Assolto definitivamente Adolfo Greco, l’imprenditore di Castellammare di Stabia molto noto nel settore della commercializzazione del latte.La Cassazione mette la parola fine sulla posizione di Greco, respingendo il ricorso della Procura della Corte d’Appello in seguito all’assoluzione dello scorso maggio.

In serata arriva la sentenza che dichiara infondato il reclamo, tesi sostenuta sin dall’inizio anche dal Procuratore Generale della Cassazione.Greco è reduce da un’altra assoluzione con formula piena, in un processo scaturito da un filone d’inchiesta di Olimpo, con l’accusa di aver favorito il clan dei Casalesi.

Una tesi smontata dai giudici del Tribunale di Santa Maria Capua, che hanno cancellato tutte le accuse rivolte a Greco di concorso esterno in associazione mafiosa appena lo scorso novembre.Un’altra vittoria giudiziaria, quella di Greco, che mette fine ad un incubo cominciato nel 2018.

Adolfo Greco, a fine maggio, era già stato assolto dalla Corte d’Appello di Napoli nell’ambito del processo Olimpo, dove gli veniva contestato il concorso in estorsione.Decisione ora confermata anche dalla Cassazione che ha respinto il ricorso della Procura.

Tutti processi che avevano causato, tra l’altro, la rescissione con il colosso Parmalat di contratti quarantennali per la distribuzione del latte.Ora vengono meno tutte le accuse di camorra contestate a Greco a seguito delle inchieste denominate Olimpo e Olimpo 2.

Daniele Di Martino

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