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Politica

Salone Viviani chiude i battenti, Di Martino (IV): “La città perde un altro luogo della cultura”

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Di Martino

Riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Andrea Di Martino, capogruppo di Italia Viva:

Triste, solitario y final. “Vi dissi addio quando significava qualcosa”. Nelle vuote stanze di Cappella Sant’Anna sembrano riecheggiare le parole di Osvaldo Soriano. Nel luogo che ha ospitato per una delle sue ultime lectio magistralis il grande filosofo napoletano, Aldo Masullo. Grandi artisti, teatranti, scrittori e cantanti. Quel luogo che un gruppo di giovani e cittadini attivi aveva voluto dedicare al grande Raffaele Viviani. In quelle stanze ora rimbomba una triste eco del vuoto. Così dopo il museo del teatro di figura e dei burattini, la città perde un altro luogo di produzione culturale. È il triste epilogo della parabola culturale in questa città. La città delle targhe sbagliate, dei busti fintamente restaurati, al punto che al povero Michele Esposito hanno dimenticato di rimuovere la vernice nera dai baffi, la città delle traduzioni in inglese prese da Google traduttore. La città del vorrei ma non posso, delle occasioni perdute. Che si era candidata a capitale della cultura, come quegli uomini che indossano goffamente il frac ma sotto non sono riusciti a farsi la doccia.
Ora di certo i lor signori di questa sconfortante giunta municipale, mi risponderanno che ci sono roboanti progetti in nome delle idee del compianto Lello Radice. Lasciassero in pace i defunti. La realtà è un’altra, oggi Castellammare perde l’ennesimo luogo di cultura, e ciò che loro paventano deve ancora venire, e per gli errori che hanno commesso, non avverrà domattina e non saranno loro a realizzarlo. Triste, solitario y final di una città semplicemente più povera.

Andra Di Martino


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Politica

Dimissioni, il «no» di D’Apice dopo una lite in villa con il sindaco | IL RETROSCENA

Commissione ancora al lavoro: pronte le verifiche sulle nuove assunzioni a Palazzo Farnese

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Dopo tanto discutere, sulla stampa e nelle segrete stanze di Palazzo Farnese, non cambierà nulla. Tutti restano al proprio posto. Almeno per ora. Eppure il sindaco Gaetano Cimmino, ben consigliato, aveva provato a smuovere le acque. Voleva dare un segnale alla commissione d’accesso, alla Prefettura, al ministro dell’interno. L’idea di far dimettere Emanuele D’Apice era diventata quasi una necessità. E invece ogni tentativo è risultato vano. Arriva il netto rifiuto di D’Apice a restituire l’incarico che tanto ha fatto discutere, dando il “la” per l’invio della commissione d’accesso, che altrimenti sarebbe arrivata soltanto dopo precise risultanze delle indagini che la Dda e la Procura di Torre Annunziata stanno svolgendo.

Il presidente del consiglio comunale non è disposto a tornare sui propri passi. E nei giorni scorsi l’ha comunicato in un confronto-scontro in villa comunale con il sindaco Gaetano Cimmino. I due sono stati notati mentre discutevano animatamente. Segno evidente del nervosismo che regna a Palazzo Farnese.

Cimmino, in questi giorni, sta provando a rimettere in sesto la barca che pende dal lato della Procura antimafia. Non a caso, il sindaco ha fatto notare sui social la costituzione di parte civile nel processo contro i clan stabiesi. Ha poi dato indirizzi precisi al comandante della polizia municipale per un controllo più accurato del territorio e per l’installazione di new jersey per combattere i parcheggiatori abusivi dell’acqua della Madonna.

Nel frattempo gli occhi dei commissari del Viminale si sono concentrati prima sulle pratiche urbanistiche a favore dei politici di Palazzo Farnese, poi sulle parentele «scomode» dei consiglieri comunali. Infine, un altro capitolo da affrontare sono anche le ultime assunzioni attraverso i concorsi pubblici. In questo caso potrebbero spuntare delle sorprese tra i nomi dei nuovi assunti, con verifiche sui legami di parentela con politici di Castellammare e del napoletano.

Daniele Di Martino

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