Politica
Gli inutili consigli comunali «lampo». E io pago!
Per meno di 15 minuti di seduta, in due giorni, «bruciati» oltre mille euro
Consigli comunali «lampo». In due giorni consecutivi si è tornati in aula, ma solo per pochi minuti. In tempo necessario a maturare i gettoni di presenza. Per carità, in buona fede, sia chiaro. Fatto sta che poco meno di 15 minuti (in due giorni) costeranno agli stabiesi oltre mille euro di spese.
La prima seduta «lampo» riguarda il consiglio comunale del 29 giugno su Terme di Stabia, Pef e tariffe Tari. In aula i consiglieri di maggioranza e solo qualche esponente di opposizione hanno discusso per pochi minuti, per la precisione 8. Il tempo di capire che era illegittimo il punto all’ordine del giorno sulla discussione su Terme (anche se il centrodestra sostiene che era pronto un ordine del giorno da votare) e di constatare che gli atti allegati al Pef e alla rimodulazione delle tariffe Tari non erano stati inviati via pec ai consiglieri comunali. Ragion per cui consiglio rinviato, ma gettoni di presenza comunque da pagare ai politici di Palazzo Farnese. In questo caso, il centrodestra ha chiesto spiegazioni alla segretaria generale, puntando il dito su un dipendente comunale che non avrebbe allegato i documenti alla pec indirizzata ai consiglieri. Una circostanza ancora tutta da chiarire.
Da qui la decisione di convocare d’urgenza, per il giorno successivo (30 giugno), un altro consiglio comunale con all’ordine del giorno il Pef (da approvare proprio entro il 30) e tariffe Tari. Salvo scoprire, pochi minuti prima dell’inizio del dibattito che il consiglio dei ministri aveva disposto una proroga al 31 luglio. Così la decisione di rinviare tutto, anche per allargare la platea dei beneficiari degli sgravi sulla tassa rifiuti. Anche in questo caso il consiglio è durato appena 5 minuti. Il tempo necessario per far scattare altri gettoni di presenza. E non solo. Tra le spese ci sono i costi dell’interprete Lis e l’addetto alla stenotipia.
E per dirla come il principe della risata Totò: «E io pago!»
Daniele Di Martino

