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Cronaca

Scoperta una ramificazione dell’antico acquedotto dei Lattari: continua l’esplorazione dell’Archeoclub Stabiae

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Monti Lattari

Ritrovata una ramificazione dell’acquedotto dei Monti Lattari che arriva a Castellammare di Stabia. La scoperta dall’Archeoclub Stabiae questa mattina. Il gruppo di ricerca da settimane ha focalizzato la sua attenzione sugli acquedotti romani dell’ager stabianus che dalla vetta dei Monti trasportavano acqua a valle. Si tratta, probabilmente, di opere di costruzione romana i cui resti è possibile ritrovarli anche a Castellammare di Stabia.

Dopo aver esplorato le strade in vicinanze delle arcate – racontano sui social – ci siamo diretti verso la sorgente di Orsano, il punto più probabile per l’origine dell’acquedotto. Avendo acquisita una discreta esperienza sulla tipologia costruttiva degli acquedotti che i romani hanno costruito nell’ager stabianus attraverso lo studio dell’acquedotto di Quisisana e valle dell’Imbuto, con nostra meraviglia ritroviamo circa 2/3 km di acquedotto sotterraneo, ma a noi divenuto molto familiare. Ne abbiamo esplorato circa 20 km tra Castellammare, Pimonte, Agerola e Gragnano. La tipologia è sempre la stessa, uno speco a sezione rettangolare, di larghezza variabile, perfettamente intonacato e mimetizzato tra la roccia e la vegetazione. L’ennesima prova che il territorio stabiese, una tempo ager stabianus, è percorso dalla storia. Ma incredibilmente ignorata. Solo a Roma sono stati ritrovati decine di acquedotti per una città che contava un milione di abitanti. A Stabiae giungevano almeno tre acquedotti direttamente dalle sorgenti di Agerola (Acqua Fredda), Gragnano (Valle dell’Imbuto) e Lettere (Orsano), e tante diramazioni via Castellammare, Sant’Andrea, Fratte, Pozzano, Centro Antico. Questa mattina l’esplorazione fino alla sorgente di Orsano, una frazione del comune di Lettere, durante il sopralluogo, reso possibile perchè quello estivo è un periodo di secca – si legge sulla pagina social del club – è stata scoperta una vasca di laminazione e un pozzetto di derivazione. Quindi una ramificazione dell’acquedotto.


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