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Cronaca

Castellammare, l’allarme della Dia: “Clan ancora forti, nonostante i blitz. Pericolo per le scarcerazioni eccellenti”

La relazione della direzione investigativa antimafia: “Imprenditori amici dei D’Alessandro”


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Clan ancora forti nonostante gli ultimi blitz che hanno decimato le cosche stabiesi. Ma il pericolo sono le scarcerazioni eccellenti e la contiguità della camorra con l’imprenditoria locale. Sono questi gli allarmi lanciati dalla Dia, nella seconda relazione semestrale del 2020, consegnata al parlamento.

A Castellammare di Stabia – si legge nella lunga relazione – l’incessante attività di contrasto posta in essere dalle Forze di Polizia ha determinato la disgregazione delle storiche organizzazioni camorristiche dell’area. Permane tuttavia una recrudescenza dei fenomeni delinquenziali quale conseguenza del mutamento degli storici equilibri criminali e del riproporsi sulla scena di soggetti da poco rimessi in libertà che cercano di impadronirsi di attività illecite e di porzioni di territorio. Seppur ridimensionato nella sua capacità criminale, dalla roccaforte collinare nel quartiere di Scanzano il clan D’Alessandro conserva la sua autorevolezza grazie alle alleanze con altri clan storici del capoluogo (quartiere di Secondigliano) e della provincia napoletana (quali i Nuvoletta
e i Gionta) e a un’abile politica di spartizione delle attività illecite nel territorio con altri clan locali come i Cesarano del quartiere Ponte Persica e gli Imparato del Rione Savorito. Le
strategie relazionali risulterebbero efficacemente gestite dalla vedova del capoclan da considerarsi attuale reggente del sodalizio. I principali interessi illeciti sono confermati dall’operazione “Domino” che il 3 giugno 2020 ha portato all’arresto del gotha del clan di Scanzano quale detentore del controllo del mercato degli stupefacenti peraltro estesosi nella penisola sorrentina grazie all’alleanza con gli Afeltra-Di Martino in collaborazione per l’approvvigionamento con le ‘ndrine rosarnesi Bellocco e Pesce. Il clan D’Alessandro predilige inoltre le estorsioni in danno di esercizi commerciali e imprese locali ma soprattutto gestisce il settore delle onoranze funebri sul quale detiene un controllo di fatto monopolistico. La consorteria criminale gode infatti della contiguità di imprenditori “amici” come documentato da recenti indagini basate anche sulle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. In particolare va evidenziata la figura di un pregiudicato del clan Cesarano di Pompei che risulterebbe al centro di un trust di imprese tutte orbitanti nel medesimo contesto criminale e operanti nel medesimo settore commerciale le quali sono state colpite, negli ultimi tempi, da interdittive antimafia emesse dalle Prefetture di Napoli, Caserta, Salerno e Latina.
Il clan Cesarano (c.d. clan di Ponte Persica), che opera nei comuni di Castellammare di Stabia, Scafati e Pompei, quantunque ridimensionato da inchieste e da arresti eccellenti, resta
attivo in particolare nella gestione delle estorsioni operando nella parte periferica del comune al confine con Castellammare di Stabia dove insiste il noto “mercato dei fiori”. L’11 agosto 2020 la Guardia di finanza ha eseguito una misura cautelare163 nei confronti di 3 soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di usura, estorsione e lesioni personali aggravati dal metodo mafioso. Tra i destinatari del provvedimento cautelare il leader indiscusso della consorteria (attualmente recluso in regime differenziato) che avrebbe prestato a tasso usuraio a un imprenditore la somma di euro 5.500 in contanti, richiedendone il pagamento di interessi annui pari a 120% del capitale concesso. Dopo il suo arresto del 2014 la riscossione delle rate mensili veniva effettuata dalla moglie che avvaleva anche della collaborazione di un parente terzo destinatario della misura. Sotto il profilo giudiziario, il 18 dicembre 2020 il gup del Tribunale di Torre Annunziata ha emesso la sentenza di primo grado, con rito abbreviato, nei confronti di 11 imputati nel procedimento penale avviato a seguito dell’operazione164 eseguita il 12 novembre 2019 dalla Guardia di finanza nei confronti dei capi e gregari del clan Cesarano in quanto ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione e traffico di stupefacenti.
Tra Gragnano, Pimonte e Agerola si conferma la presenza dei Di Martino-Afeltra dediti prevalentemente alla coltivazione, al traffico e allo spaccio di marijuana. Il sodalizio mantiene rapporti di collaborazione con gli stabiesi D’Alessandro, mentre si pone in forte contrapposizione rispetto alla locale famiglia Carfora come confermato anche dalle indagini concluse in relazione ai diversi fatti di sangue avvenuti nella prima parte dell’anno.
Il clan Di Martino forte soprattutto della sua connotazione familiare continua a esercitare la propria influenza sul territorio nonostante la detenzione del capoclan, della moglie e recentemente del figlio166 che è stato arrestato il 28 dicembre 2020 dopo un lungo periodo di latitanza nei boschi dei Monti Lattari. Nel medesimo contesto il 2 novembre 2020 i Carabinieri della
Compagnia di Castellammare di Stabia hanno eseguito una misura cautelare nei confronti di 6 elementi di spicco dell’articolazione Gentile del clan Afeltra in quanto ritenuti responsabili di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Nel corso delle indagini sono state documentate le modalità intimidatorie con cui gli arrestati imponevano ai commercianti della zona l’acquisto di determinata merce. Il gip ha delineato un quadro di forte contiguità tra ambienti criminali e operatori economici in un contesto di diffusa omertà tanto che non risulta sporta alcuna denunzia da parte delle vittime delle estorsioni Nel territorio tra Santa Maria la Carità, Sant’Antonio Abate e Angri (SA) potrebbe risultare significativa la recente scarcerazione di un personaggio dalla rilevante caratura criminale fondatore, insieme al fratello attualmente collaboratore di giustizia, del clan Fontanella subentrato al clan Imparato.


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Cronaca

Vandali in azione in Villa Comunale: danneggiate le attrezzature sportive

Dopo le giostrine, ora tocca alle attrezzature sportive nei pressi del Viale degli Artisti

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Castellammare di Stabia. Vandali in azione in Villa Comunale. Questa volta ad essere state danneggiate le attrezzature sportive utilizzate da chi sceglie di fare attività fisica sul Lungomare ed installate su due punti del litorale. Dopo le giostre per i più piccoli, che già più di una volta sono state riparate, ora tocca alle attrezzature per gli atleti. Ad essere protagonisti di questi atti vandalici sono spesso gruppi di ragazzi che distruggono tutto per il semplice gusto di danneggiare gli arredi pubblici. emidav

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