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Speranze, delusioni e retroscena. Tutto quello che è successo nel giorno dello scioglimento per camorra

Il racconto della giornata da incubo per Castellammare e la giunta Cimmino

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Tra retroscena e delusione, a Palazzo Farnese si apprestano a preparare gli scatoloni. Lo scioglimento del consiglio comunale di Castellammare di Stabia si è materializzato ieri mattina, ma l’ufficialità è arrivata soltanto in serata, con una nota ufficiale della presidenza del consiglio comunale. Ma è stata una giornata lunghissima e chiaramente da dimenticare per Gaetano Cimmino, tra le prime interviste rilasciate e l’incredulità di un provvedimento senza precedenti per la città stabiese.

Il clima a Palazzo Farnese non aveva risentito della ridda di voci. Da giorni, i fedelissimi di Cimmino, facevano emergere un cauto ottimismo. “Sono tutte cose inventate dai Cinque Stelle, non ci sarà scioglimento” continuavano a ripetere. E in realtà questa sicurezza era dovuta a una “resistenza” dei ministri di centrodestra ad accettare il provvedimento portato dalla Lamorgese in consiglio dei ministri. In realtà già venerdì scorso c’era il caso Castellammare sul tavolo del governo, ma alcuni esponenti di centrodestra ci hanno voluto vedere chiaro facendo slittare di fatto ancora il provvedimento. Di questo Cimmino e i suoi ne erano informati e tranquillizzati, tanto da far trasparire ottimismo. Nelle stanze del palazzo di città c’era la sensazione di aver “saltato il fosso” e di cavarsela “con qualche prescrizione”. Senza fare i conti con il parere favorevole del prefetto e del procuratore capo di Torre Annunziata. Del resto, con questi paletti era davvero difficile rivedere il provvedimento di scioglimento e così è stato.

In ogni caso, Cimmino e i suoi hanno continuato a operare senza limitazioni. Mercoledì sera la maggioranza di centrodestra ha tenuto perfino un vertice a Palazzo Farnese, sul tavolo il piano spiagge tanto contestato. Il clima – raccontano in tanti – era sereno e cordiale. Si rideva e si scherzava, prendendo in giro chi nei giorni precedenti aveva fatto filtrare l’imminente scioglimento. Il mattino seguente, nel giorno in cui si è decretato lo stop all’amministrazione, il primo cittadino ha convocato addirittura la giunta d’urgenza. Con un messaggio whatsapp ha richiamato gli assessori a Palazzo Farnese, ma non tutti hanno risposto all’appello. Mancava l’assessore di Fratelli d’Italia.

Nel frattempo, quando è sopraggiunta la notizia dello scioglimento, era in corso una commissione. Durante la riunione il presidente chiama un funzionario per convocarlo ad horas e discutere dei provvedimenti all’ordine del giorno. La risposta è stata lapidaria: “Cosa vengo a fare, ormai vi hanno sciolti, non avete letto i giornali?”.

In effetti sui social era già un coro unanime, è lì dove il sindaco Gaetano Cimmino ha appreso la notizia, confermata poi da un sms di Catello Maresca (come dichiarato dallo stesso Cimmino in un’intervista a Metropolis).

Da qui l’ultimo atto del sindaco di un’amministrazione sciolta per infiltrazioni camorristiche: un lungo messaggio nel gruppo whatsapp di maggioranza per congedarsi. Dopo di che solo silenzi dal centrodestra. E in sottofondo solo il rumore degli scatoloni nelle fredde stanze di Palazzo Farnese.

Daniele Di Martino


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Politica

Scioglimento, ecco il “ricorso in bianco” per desecretare la relazione della commissione d’accesso

La strategia dell’ex sindaco per interrompere i termini e puntare a “smontare” le motivazioni del ministero

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Un ricorso “in bianco”. Così è stato definito durante le riunioni tenute dall’ex maggioranza di Gaetano Cimmino. Una soluzione prospettata dallo studio Clarizia, uno dei principi del foro di Roma, per interrompere i termini e tentare di ribaltare lo scioglimento per infiltrazioni camorristiche.

Stando a quanto depositato dagli avvocati dell’ex sindaco, si tratta quindi di un ricorso che principalmente punta a far desecretare le motivazioni che hanno spinto il governo a sciogliere il consiglio comunale. Perché in realtà, ufficialmente, questi atti non ci sono. Anche se il contenuto è ben noto per essere stato riportato dalle testate giornalistiche. Ma non sarà possibile smontare queste motivazioni, almeno per il momento. Quindi si proverà a richiedere gli atti ufficiali, che per il momento il Prefetto non ha concesso, per poi provare a fare un “ricorso nel ricorso” entrando nel merito della questione.

La maggior parte dell’ex maggioranza ha firmato senza battere ciglio, in tre invece non se la sono sentita di dare il mandato all’avvocato Clarizia.

Daniele Di Martino

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