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Scioglimento, centrodestra da rifondare: è caccia a “nomi ancora spendibili”

Mentre Gaetano Cimmino prepara il ricorso al Tar, l’ex maggioranza si interroga sul futuro della coalizione

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E’ un centrodestra dilaniato dallo scioglimento per infiltrazioni camorristiche. Dopo un primo “sentimento” di rivolta, Gaetano Cimmino e i suoi si sono chiusi in un religioso silenzio. Dal momento in cui sono state rese note le motivazioni del commissariamento, nessuno ha più osato fare dichiarazioni sulla stampa. D’altronde molti ex consiglieri di centrodestra si sarebbero rifiutati di difendere pubblicamente l’operato dell’amministrazione, prima ancora di leggere la relazione di 152 pagine della commissione d’accesso.

L’ex sindaco Cimmino, nel frattempo, sta preparando il ricorso al Tar per chiedere la revoca dello scioglimento e tornare in sella. Le motivazioni ruotano intorno alle sue relazioni e agli affidamenti diretti, oltre che alle irregolarità della macchina amministrativa. I suoi fedelissimi si dicono fiduciosi, ma fino a quando non si esprimerà la giustizia amministrativa si resterà in silenzio.

Intanto il centrodestra si interroga sul futuro. Gaetano Cimmino al momento è fuori dai giochi e urge rifondare una coalizione uscita a pezzi dallo scioglimento.

Un ruolo fondamentale nella ricostruzione lo potrebbe interpretare Annarita Patriarca, capogruppo regionale di Forza Italia, uno dei pochi attori di centrodestra che si è tenuto sempre distante dall’amministrazione comunale, pur indossando la casacca di Forza Italia. Ma in ogni caso c’è da individuare le persone da cui ripartire per rifondare la coalizione.

Un nome spendibile potrebbe essere quello di Vincenzo Ungaro, sottufficiale della guardia di Finanza, che secondo la commissione prefettizia sarebbe stato “utilizzato” – al pari del maggiore dei carabinieri Gianpaolo Scafarto – dal centrodestra come un volto pulito a cui affidare incarichi di prestigio. Un modo – secondo gli ispettori del Viminale – per dare “una parvenza di legalità” all’azione amministrativa e quindi di “attribuire incarichi istituzionali a figure esterne e segnatamente ad appartenenti alle Forze di polizia”.

Un altro nome da poter mettere sul tavolo è quello di Antonio Sicignano, ex coordinatore di Forza Italia che sin da subito aveva chiesto azioni amministrative nel segno della legalità. Alla fine si è dimesso in assenza di risposte. Attualmente è consulente della commissione parlamentare Ecomafie.

L’alternativa potrebbe anche essere un ritorno di fiamma di Massimo de Angelis, colui che doveva essere il candidato del centrodestra al posto di Gaetano Cimmino e non è stato, finendo per diventare il leader della coalizione di centrosinistra.

Infine, c’è sempre la strada per ritornare alle origini, vale a dire quella di affidarsi nuovamente al magistrato Luigi Bobbio, che ha comunque dovuto superare gli strascichi giudiziari delle inchieste della Procura di Torre Annunziata e della Corte dei Conti.

Daniele Di Martino


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Politica

Scioglimento, ecco il “ricorso in bianco” per desecretare la relazione della commissione d’accesso

La strategia dell’ex sindaco per interrompere i termini e puntare a “smontare” le motivazioni del ministero

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Un ricorso “in bianco”. Così è stato definito durante le riunioni tenute dall’ex maggioranza di Gaetano Cimmino. Una soluzione prospettata dallo studio Clarizia, uno dei principi del foro di Roma, per interrompere i termini e tentare di ribaltare lo scioglimento per infiltrazioni camorristiche.

Stando a quanto depositato dagli avvocati dell’ex sindaco, si tratta quindi di un ricorso che principalmente punta a far desecretare le motivazioni che hanno spinto il governo a sciogliere il consiglio comunale. Perché in realtà, ufficialmente, questi atti non ci sono. Anche se il contenuto è ben noto per essere stato riportato dalle testate giornalistiche. Ma non sarà possibile smontare queste motivazioni, almeno per il momento. Quindi si proverà a richiedere gli atti ufficiali, che per il momento il Prefetto non ha concesso, per poi provare a fare un “ricorso nel ricorso” entrando nel merito della questione.

La maggior parte dell’ex maggioranza ha firmato senza battere ciglio, in tre invece non se la sono sentita di dare il mandato all’avvocato Clarizia.

Daniele Di Martino

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