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Politica

Via De Gasperi, anche il Tar si pronuncia: «Niente case vacanza»

Il tribunale amministrativo boccia il ricorso della società «Immobiliare Ottone»

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Niente case-vacanza in via De Gasperi. Anche il tribunale amministrativo si pronuncia, bocciando il ricorso della società «Immobiliare Ottone». La decisione arriva dopo un lungo tira e molla tra i proprietari di uno stabilimento industriale in disuso e il Comune di Castellammare.

Tutto nasce da un annuncio che campeggiava sui portali dedicati alla compravendita di case. Tra questi spuntò due anni fa la proposta di case-vacanza in via De Gasperi, in uno stabile pronto ad essere ristrutturato e quindi riconvertito. Tanto da avere anche una licenza rilasciata dall’ufficio tecnico del Comune. Si trattava di un permesso a costruire rilasciato il 5 maggio del 2020, quando a guidare Palazzo Farnese c’era la giunta di Gaetano Cimmino. Ma dopo interrogazioni consiliari e comunicati stampa, si arrivò ad annullare il permesso a costruire già rilasciato. Un atto compiuto il 10 febbraio 2021.

La «Immobiliare Ottone» ha proposto ricorso al Tar della Campania, che ha quindi confermato quanto sostenuto dal Comune di Castellammare. In quella zona non è possibile realizzare appartamenti, anche se denominati «case-vacanza», essendo anche un’area che ricade nella zona Asi.

Proprio recentemente la triade commissariale ha chiarito che nel Puc (piano urbanistico) non ci sarà spazio per la dicitura case-vacanza, né tantomeno sarà possibile costruire nuovi vani a Castellammare. La priorità sono interventi legati ad attività di pubblico utilizzo, come parcheggi, alberghi, servizi per il cittadino, aree verdi. Non ci sarà spazio per nuove case.

Daniele Di Martino


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Politica

I commissari ordinano la demolizione degli abusi del clan a Faito

Il caso finito anche nella relazione della commissione d’accesso

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Giù gli abusi nel castagneto della camorra. La commissione straordinaria ordina la demolizione di opere realizzate abusivamente in un terreno su Monte Faito, un tempo gestito da esponenti del clan Di Martino e utilizzato per la coltivazione della cannabis anche dopo la confisca. Uno dei casi finiti delle pagine della commissione d’accesso, tra i motivi di scioglimento dell’amministrazione comunale di centrodestra. Gli ispettori del ministero rilevarono un’incongruenza tra un sopralluogo effettuato dalla polizia municipale e dai carabinieri. Mentre i vigili urbani dichiaravano che i terreni «…erano risultati inaccessibili in quanto situati in zona impervia e montuosa…», gli uomini dell’Arma hanno accertato che invece erano facilmente individuabili e accessibili con autovettura e che su di essi risultano allestiti stalle e ricoveri, all’interno dei quali si trovavano animali di varie razze. Proprio questi manufatti allestiti per il ricovero degli animali saranno abbattuti a spese del Comune.

“E’ emerso che tali beninon sono utilizzabili per alcuna finalità pubblica che contempli un utilizzo da parte di esseri umani, dal momento che trattasi di baraccamenti in lamiera, con struttura mista in ferro e blocchi in lapilcemento, del tutto fatiscenti e privi di ogni requisito statico-strutturale oltre che igienico-sanitario” si legge tra gli atti propedeutici ai lavori di demolizione.

Palazzo Farnese pone l’accento sulla “necessità del ripristino dello stato dei luoghi e del legittimo uso del suolo”, con la possibilità di rivalersi sui trasgressori per il recupero in danno degli esborsi sostenuti.

Per fare ciò verrà individuata una ditta specializzata attraverso trattativa diretta su piattaforma MePa, pescando quindi tra le ditte incaricate solitamente dalla Procura Generale della Repubblica, soprattutto iscritta nella white list della Prefettura Napoli.

Daniele Di Martino

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