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Violenza al pronto soccorso, la Fials: “Non fate morire l’ospedale di Castellammare”

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I sindacati alzano la voce dopo l’ennesima aggressione al pronto soccorso di Castellammare di Stabia.

“La FIALS esprime solidarietà agli operatori sanitari che hanno subito violenza con danni fisici, con momenti di terrore per tutto il personale sanitario e per tutti i pazienti presenti – si legge in un comunicato molto duro – Questo episodio non è isolato!Le violenze, le aggressioni, le minacce nei confronti degli operatori sanitari sono fenomeni in crescita, oramai un vero e proprio allarme sociale, che mette a repentaglio la sicurezza del personale sui luoghi di lavoro, questa organizzazione sindacale a più riprese ha chiesto la presenza del drappello di polizia di Stato ma ad oggi dobbiamo registrare un assordante silenzio rispetto a tale richiesta.

Il Pronto Soccorso del P.O.San Leonardo è UNO DEI POCHI rimasto aperto durante e dopo l’emergenza Covid-19, per un territorio che si estende dalla Penisola Sorrentina, Monti Lattari, Paesi Vesuviani, compresi i paesi della provincia di Salerno, più volte questa organizzazione sindacale ha sensibilizzato la Direzione Strategica dell’Azienda ad intervenire per riequilibrare l’assistenza sanitaria su tutto il territorio dell’ASL Napoli 3 Sud.

La FIALS non ci sta più a questo massacro, non è possibile più reggere le enormi richieste di prestazione sanitarie che il nostro glorioso Presidio Ospedaliero deve soddisfare ogni giorno con lo stesso personale, con le numerose ambulanze che ogni giorno arrivano al Pronto Soccorso per trasportare pazienti e che vengono dirottate tutte sul nostro presidio, con pazienti che necessitano
di assistenza e che per mancanza di barelle, sedie, posti letto, sono costretti ad aspettare ore ed ore prima di sbarellare un ammalato e giorni interi se non settimane per un ricovero.Il personale del Pronto Soccorso e dell’intero Nosocomio non ce la fa più a reggere le enormi richieste di prestazioni sanitarie.

La FIALS chiede a tutte le forze politiche di intervenire tempestivamente, nelle more e nell’attesa di un eventuale apertura del nuovo Presidio Ospedaliero, così come annunciata dal Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, il P.O San Leonardo non può e non deve morire!!!!, partendo dall’apertura dell’Emodinamica, del reparto Otorino, apertura della terza sala operatoria, dalla carenza cronica del personale medico, alla ristrutturazione di alcuni reparti che ad oggi sono chiusi, con la richiesta di personale che già è stata redatta dal Direttore Sanitario del P.O.San Leonardo, Dott.

Massimo Majolo, per potenziare il personale sanitario”.La FIALS chiede un incontro urgentissimo con la Direzione strategica unitamente al Direttore Sanitario di presidio e alle Organizzazioni Sindacali, “per fronteggiare l’emergenza sanitaria e creare una valida rete di assistenza sanitaria attraverso una sana e chiara programmazione sanitaria, partendo dalla riapertura del Pronto Soccorso del P.O.

di Boscotrecase e del P.O.di Vico”.


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Castellammare, panchine installate per combattere la sosta selvaggia

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Sosta selvaggia sui marciapiedi di via Giuseppe Bonito, nella mattinata di martedì 11 marzo la squadra manutenzione del Comune di Castellammare di Stabia ha provveduto ad installare nuove panchine con l’obiettivo di migliorare la fruibilità degli spazi pubblici e prevenire l’accesso improprio dei veicoli in aree pedonali.Un intervento che si inserisce nell’ambito di un più ampio piano di riqualificazione urbana volto a garantire maggiore sicurezza per i pedoni e a contrastare il fenomeno della sosta selvaggia.

L’iniziativa si è resa necessaria dopo alcune segnalazioni da parte dei cittadini che hanno lamentato la presenza di autovetture in sosta sul marciapiede che insiste nei pressi dell’ex Cinema Montil.

 

 


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Attualità

Castellammare, ecco il piano spiagge: arenile libero ma a Pozzano resta tutto uguale

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Il 70% delle spiagge saranno libere, solo a Pozzano resteranno i lidi privati.E’ in sintesi il Piano spiagge approvato dalla giunta comunale di Castellammare di Stabia.

Il piano suddivide la costa in quattro zone, a partire da Marina di Stabia fino a Pozzano.Due di queste due zone sono rappresentate dai due porti, le aree B e D riguardano rispettivamente l’arenile antistante la villa comunale fino a via de Gasperi e la zona balneare di Pozzano.

“La finalità è quella di garantire che la maggioranza delle spiagge siano libere – si legge nel piano spiagge – garantendo allo stesso tempo la fruizione da parte della cittadinanza di attrezzature sportive e di partecipare ad eventi e manifestazione che l’amministrazione intende promuovere allo scopo di migliorare l’offerta turistico-ricreativa”.

Per quanto riguarda l’arenile di Corso Garibaldi ci sarà spazio per eventi e per la libera frequentazione dei bagnanti: “L’arenile della Villa Comunale è destinato a spiaggia di libera fruizione in particolare circa 64.800 mq.Una porzione di tale area di libera fruizione è predisposta per eventi e/o manifestazione a carattere temporaneo promosse e/o patrocinate dall’Amministrazione comunale.

In corrispondenza della banchina di ‘Zi’ Catiell’ è predisposta un’area libera di circa 3.100 mq, per le iniziative delle associazioni sportive.All’estremità dell’arenile è prevista una spiaggia di libera fruizione di circa 3.450 mq destinata all’accoglienza degli animali d’affezione”.

Un piano che non lascia spazio a interpretazione, anche se rinuncia – per il momento – a regolare le concessioni demaniali di Pozzano, dove nel corso degli anni i prezzi dei lidi sono aumentati all’impazzata a discapito degli stabiesi.

 


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Cronaca

A lezione dal fiume Sarno: da fiume più inquinato d’Europa ad esempio di rinascita

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A lezione dal fiume Sarno.Pur essendo un corso d’acqua non molto lungo, il fiume Sarno ha un bacino notevolmente esteso, che comprende diversi comuni.Inoltre, se si considerano anche i due affluenti, il Sarno tocca persino tre province (Avellino, Salerno e Napoli).

Tristemente noto come il “fiume più inquinato d’Europa”, il fiume Sarno sta in realtà conoscendo un progressivo disinquinamento.All’emergenza ambientale hanno contribuito tanto la mancanza di reti fognarie in diversi comuni dell’area, quanto gli scarichi delle industrie conciarie (Solofra) e conserviere (agro nocerino-sarnese).Nel 2016, dopo una gestione commissariale durata diversi decenni, la Regione Campania, insieme all’Ente Idrico Campano e all’azienda Gori, ha avviato il progetto “Energie per il Sarno”.Il progetto prevede, come obiettivo da attuare entro il 2025, l’eliminazione di 113 scarichi fognari non depurati, il completamento degli schemi fognari dei comuni del bacino del Sarno e la dotazione di oltre il 90% del territorio dei servizi fognari e depurativi, ottimizzando altresì gli impianti di depurazione.

Credo che, come società civile e come comunità ecclesiale (all’incirca cinque diocesi), la storia del fiume Sarno ci stia insegnando diverse lezioni.Prima di tutto, la necessità di uscire da una sorta di indifferenza o rassegnazione.Di fronte a un’emergenza che è durata mezzo secolo, molti cittadini hanno assunto un atteggiamento di sopportazione e di convivenza con questa minaccia.Lo si è percepito anche negli ultimi anni, quando, nonostante il lento ma costante risanamento del fiume accompagnato da una campagna di informazione, molti abitanti non hanno prestato attenzione a questo cambiamento, ripetendo giudizi ormai stereotipati.

La storia del Sarno offre alla comunità cristiana un’altra lezione, legata alle priorità e alle scelte.L’attenzione che le chiese nutrono per il territorio è ancora inficiata da un certo “umanesimo troncato”, se così possiamo definirlo.Come parrocchie, associazioni di volontariato, movimenti, ci occupiamo (giustamente) dei bisogni delle persone che vivono situazioni di marginalità (cibo, cure, lavoro, scuola, tempo libero), ma non prestiamo altrettanta attenzione all’ambiente circostante e nemmeno facciamo rientrare nella catechesi e nella predicazione le tematiche ambientali.Sequestriamo valori come la vita e la dignità umana, relegandoli solo ad alcuni ambiti (spesso ad alto tasso ideologico), dimenticando che siamo parte di un mondo creato che, se non preservato, non avrà futuro (esseri umani compresi).

Papa Francesco, nella Laudato si’, ci ricorda che “non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale” (LS, 139).La cura della casa comune non è un’opzione, ma una responsabilità morale e spirituale.Il degrado ambientale e quello sociale procedono di pari passo e solo un cambiamento culturale profondo può invertire la rotta.Tuttavia, non possiamo aspettarci un cambiamento ambientale senza un cambiamento personale.

La cura dell’ambiente parte dai piccoli gesti quotidiani, dalla consapevolezza di come le nostre azioni incidano sul mondo che ci circonda.Un uso responsabile delle risorse, la riduzione degli sprechi, l’adozione di stili di vita più sostenibili: tutto ciò non è solo una scelta ecologica, ma anche un percorso di conversione interiore. “Il cambiamento delle strutture non sarà efficace se non si accompagna a una sincera conversione degli atteggiamenti e dei cuori” (LS, 218).Ognuno di noi è chiamato a fare la propria parte, affinché il fiume Sarno, così come tanti altri luoghi della nostra terra, possano tornare a essere simboli di bellezza e vita.La storia del fiume Sarno può essere una storia di riscatto, nella misura in cui il recupero di molti territori (l’intero golfo di Napoli sta diventando balneabile) si accompagna con una rigenerazione delle nostre coscienze.

L’impegno per l’ambiente non è solo una questione politica o tecnica, ma un atto di giustizia verso le future generazioni, un’espressione concreta di quella “ecologia integrale” di cui il nostro tempo ha urgente bisogno.

Don Salvatore Abagnale


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