Cronaca
Luigi Riello fonda il comitato per il NO al referendum Giustizia
Luigi Riello fonda il comitato per il no al referendum sulla Giustizia
“L’Associazione “NON È MAI TROPPO TARDI”, con il Presidente dott. Luigi Riello, già Procuratore generale presso la Corte d’Appello di Napoli, ha deciso di costituire un Comitato per il NO al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati prevista dalla legge di riforma costituzionale approvata dal Parlamento che dovrà essere sottoposta a referendum confermativo nella prossima primavera.
Il messaggio che si intende sottolineare con chiarezza è anzitutto che questa problematica non riguarda soltanto – come si lascia intendere – i magistrati, gli avvocati e gli addetti ai lavori, ma deve essere considerata di interesse generale, in quanto essa non vulnera soltanto le carriere dei magistrati, ma la stessa separazione dei poteri dello Stato, fondamento di uno Stato di diritto.
Senza entrare nello specifico merito tecnico, che potrebbe far perdere di vista l’obiettivo di rendere semplice la comprensione del problema, ci limitiamo ad evidenziare che il prossimo passo potrebbe essere la sottoposizione dell’ufficio del Pubblico Ministero al potere esecutivo. La modifica della Costituzioneapprovata dal Parlamento di fatto demolisce proprio la tripartizione dei poteri dello Stato (legislativo, esecutivo, giudiziario) e, contestualmente, l’indipendenza dell’intera magistratura.
L’autonomia e l’indipendenza del giudice, se non abbinate a quelle del pubblico ministero, sono un bluff:al giudice arrivano i procedimenti che gli manda il P.m.: se l’acqua viene regolata o inquinata alla fonte, a valle essa giunge così, non viceversa, come ci insegna la celebre favola del lupo e dell’agnello.
Lo strapotere delle “correnti” organizzate all’interno del corpo dei magistrati non si risolve con l’abolizione del metodo democratico dell’elezione dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura e con il ricorso al sorteggio che non viene utilizzato in nessuno degli organi istituzionali dello Stato, a cominciare dalla Corte costituzionale.
Oltretutto, il sorteggio previsto dalla legge è affidato al caso per la sola componente togata, mentre è “temperato” per i componenti laici. Se non ci fosse malafede, si sarebbe dovuto prevedere lo stesso metodo sia per i togati che per i laici.
Riteniamo che, trattandosi di una modifica della Carta costituzionale, sia necessario che le cittadine ed i cittadini abbiano la possibilità di discutere nel merito. Con la iniziativa dell’Associazione “Non è mai troppo tardi”, vogliamo che le ragioni del NO al referendum abbiano le stesse potenzialità comunicative di quelle di coloro che sono favorevoli alla legge. Pensiamo che al popolo italiano non interessi più di tanto la separazione delle carriere, ma il buon funzionamento della Giustizia. Il nostro sforzo sarà quello di organizzare dibattiti aperti anche a persone comuni, utilizzando un linguaggio semplice e chiaro. È noto a tutti che le cittadine ed i cittadini hanno perso la fiducia nella Giustizia che funziona male.
Deve essere chiaro che il disegno di fondo della riforma è quello di trasformare i magistrati in burocrati. Per questo, diciamo NO ai convegni di addetti ai lavori che ignorano i destinatari della riforma. Terremo una serie di incontri percoinvolgere associazioni culturali, fondazioni, scuole ed università, comunità parrocchiali e non solo. Napoli potrà così essere, per la sua Storia e la sua Cultura, protagonista di questa battaglia che vuole salvaguardare il sistema dei reciproci controlli tra i poteri dello Stato senza i quali la democrazia muore.
È sotto gli occhi di tutti la diffusa insofferenza delle forze politiche, oggi alla guida del Paese, al sistema dei controlli. Assistiamo a continui attacchi contro i magistrati di diversi organi, da quelli ordinari – compresi i supremi giudici della Corte di cassazione – a quellidalla Corte dei conti e perfino della Corte penale internazionale (caso Almasri).
La pericolosa tendenza è quella di sottrarre al controllo di legalità i “colletti bianchi”, i componenti della stanza dei “manovratori” che non vogliono essere disturbati. Sono state previste restrizioni in tema di intercettazioni e norme sconosciute nei Paesi della Comunità Europea, come il “capolavoro” del preavviso di arresto all’indagato dopo la relativa richiesta del Pubblico Ministero, con l’ovvia conseguenza della fuga del destinatario del cortese avvertimento, com’è puntualmente accaduto.
Il nostro impegno è di lavorare affinché resti saldo ilsistema dei reciproci controlli tra i poteri dello Stato che costituisce il DNA di una democrazia occidentalee che tale sistema non sia considerato un intralcio dal potere politico che ritiene invece che il voto popolare legittimi ogni comportamento. Ci proponiamo di sensibilizzare le giovani e le meno giovani come i giovani ed i meno giovani in questa battaglia a tutela della democrazia reale e non meramente declamata, incamminandoci in un comune percorso di riflessione edi impegno concreto.
Non dobbiamo dimenticare che, il più delle volte, le dittature sono state supportate da un voto popolare”
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