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Castellammare: Una cena di sottoscrizione per salvare la sede storica del Pd

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Un messaggino su WhatsApp per lanciare un SOS evitare la chiusura della sede storica del Pd in Corso Vittorio Emanuele a Castellammare. La crisi della politica, la perdita di punti di riferimento, l’assenza forse anche di una guida cittadina rischia di vedere chiudere per sempre la casa dei dem stabiesi. Fitti non pagati alla fondazione che ne detiene la proprietà ha fatto scattare l’avviso di sfratto

“Carissime e Carissimi, la storica sede di corso Vittorio Emanuele, da 50 anni luogo di riferimento delle forze della sinistra e simbolo della vita democratica e politica della nostra città, rischia di andare perduta” e’ l’incipit del messaggio che invita militanti, iscritti e simpatizzanti ad una cena di sottoscrizione. Una cena che si svolgerà il prossimo 16 gennaio “per sostenere le spese per il mantenimento della sede” . Allo sforzo collettivo fa appello il messaggio che invita a continuare a mantenere vivo  “un luogo dal forte valore simbolico e portarne avanti nei prossimi anni la sua storia di partecipazione e confronto”.
La speranza tra i più affezionati a quel luogo, simbolo della sinistra stabiese, è di riuscire nell’intento.
La sede di Corso Vittorio Emanuele che un tempo contava grandi saloni e diverse stanze dove c’era un continuo pullulare di giovani, di  militanti, di dirigenti e di “compagni” che la sera a volte si ritrovano sul partito solo per guardare il tg insieme e commentare i fatti del giorno,  fu acquistata con le sottoscrizioni dei tanti operai. Quel grande appartamento che un tempo contava un grande salone, la sala del comitato cittadino, la stanza della Sinistra Giovanile, la stanza del segretario, una stanza riunioni e addirittura un piccolo bar costo’ diversi milioni delle vecchie lire raccolti proprio attraverso le  sottoscrizioni delle tute blu di Castellammare, dei tanti militanti, uomini e donne che credettero nell’importanza di dare al partito un luogo vero di discussione. Dopo la vendita della parte più grande dell’appartamento,  dove si è consumata la vita politica del PCI, del PDS, dei DS e in parte del PD, ai Dem e’ rimasto il salone dove resiste il quadro del maestro Antonio Gargiulo, e una sala accanto spesso utilizzata dai più giovani . Ora però si rischia di perdere anche quello. Un pezzo di storia politica della città e’ passata in Corso Vittorio Emanuele 57 . Tra queste mura si è immaginata la Castellammare del dopo terremoto. In quelle stanze care ad Antonio Bassolino e a Giorgio Napolitano sì sono consumate discussioni accese tra le componenti per scegliere programmi e candidati sindaci come Lino Polito, Ersilia Salvato , Salvatore Vozza nomi storici del Partito Comunista e Diessino poi. Sempre qui si è’immaginata la Castellammare del Contratto D’Area  tra fondi , progetti e visioni della città.

In tempi più recenti, in quelle stanze che diventavano sempre di meno, ci si è seduti con le forze della coalizione per indicare candidature come quelle di Nicola Cuomo e Antonio Pannullo gli ultimi due sindaci ad avere avuto la tessera del Pd in tasca. Poi tra un commissariamento e l’elezione di un giovane segretario che ancora teneva in vita la sezione piano piano tutto e’ andato scemando comprese le iniziative, le discussioni i confronti tra “compagni” . Un nuovo commissariamento forse ha fatto il resto. “Silenziato” il dibattito politico a tenere le luci accese sono rimasti i giovani ma non e’ bastato. Adesso per non perdere la sede occorre mettersi in regola con i fitti.

La speranza è che in tanti sul filo della nostalgia diano il loro contributo per evitare che l’ultima sede di partito che rimane a Castellammare venga chiusa per sempre.

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