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Cronaca

SPID di Poste Italiane: da strumento gratuito a servizio a pagamento. Cosa cambia per i cittadini

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Da questo primo gennaio 2026 c’è una novità che riguarda milioni di persone in Italia: lo SPID di Poste Italiane non è più completamente gratuito. Per molti utenti, infatti, l’accesso all’identità digitale tramite PosteID comporterà un costo annuale di 6 euro a partire dal rinnovo dopo il primo anno di uso. Lo SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) è lo strumento che permette a ogni cittadino di entrare nei servizi digitali della pubblica amministrazione, dall’INPS al Fascicolo Sanitario, dai servizi locali ai portali scolastici, con un unico accesso sicuro. Fino ad ora, grazie anche ai fondi pubblici e agli accordi tra Stato e provider, la maggior parte degli utenti poteva ottenerlo e mantenerlo senza costi. Dal 1° gennaio 2026, però, Poste Italiane ha introdotto un canone annuo di 6 euro per mantenere attiva l’identità digitale collegata a PosteID. Si tratta di un allineamento con altri gestori privati che già chiedevano il contributo, come Aruba o Infocert. Secondo dati recenti, in Italia sono attive oltre 40 milioni di identità SPID, di cui quasi 30 milioni gestite proprio da Poste Italiane: una fetta enorme dell’ecosistema digitale nazionale. Non tutti gli utenti saranno chiamati al pagamento immediatamente. Il costo scatta soltanto al rinnovo dopo il primo anno dall’attivazione: se hai ottenuto lo SPID di Poste nel 2025 o prima, non pagherai nulla fino alla scadenza naturale della tua identità digitale. Inoltre, alcune categorie restano esenti dal canone:

Minorenni

Cittadini con almeno 75 anni di età

Residenti all’estero

Titolari di SPID per uso professionale

Questi utenti potranno continuare a usare lo SPID senza versare alcun contributo.

Quando arriva il momento del rinnovo, gli utenti riceveranno un avviso via email circa 30 giorni prima della scadenza, con istruzioni dettagliate. È possibile pagare:

online, attraverso l’area personale dell’app o sito PosteID

in ufficio postale, fornendo il codice fiscale

Se il rinnovo non viene effettuato, l’identità digitale non si perde subito: resta sospesa per 24 mesi, ma non sarà possibile accedere ai servizi che richiedono SPID finché non viene saldato il contributo. La decisione ha fatto discutere soprattutto tra chi usa lo SPID quotidianamente per lavoro, scuola, salute o pratiche con la pubblica amministrazione. Per chi non vuole pagare, ci sono comunque soluzioni alternative:

Altri provider SPID che offrono ancora identità digitali gratuite (almeno per ora), oppure

CIE 3.0 — la Carta d’Identità Elettronica che consente di accedere ai servizi online senza passare da un provider, perché è gestita dallo Stato direttamente.

Per chi vive la burocrazia digitale nella routine quotidiana, dal consultare referti medici all’iscrizione dei figli a scuola questa introduzione di un contributo annuale può sembrare piccola (6 euro non è una cifra alta), ma simbolicamente rappresenta una cesura importante nel percorso di digitalizzazione del Paese. Per anni, l’accesso ai servizi pubblici online è stato percepito come un diritto alla portata di tutti: gratuito, semplice, universale. Ora una soglia economica viene posta. Per molte famiglie e lavoratori digitali sarà la prima volta in cui si pagherà per restare dentro il circuito digitale della pubblica amministrazione, con riflessi, seppur minimi nel costo, sulla percezione di inclusione o esclusione digitale. Questa transizione mette in luce un nodo centrale della trasformazione digitale italiana: come sostenere un sistema che resta largamente gratuito per i cittadini, ma presenta costi reali di gestione e sicurezza per chi lo mantiene in piedi. Per chi usa lo SPID ogni giorno, la scelta non sarà solo tra pagare o meno, ma tra restare legati a un provider o esplorare alternative che il sistema digitale italiano mette a disposizione. Una cosa, però, resta chiara: la digitalizzazione continua ad avanzare, e con essa la necessità di bilanciare accessibilità, sostenibilità economica e equità sociale.

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