Politica
Castellammare, Stabia Unica “Sul porto borbonico senza coinvolgere Finantieri è solo propaganda”
Di restituire il mare alla città ha parlato ieri il sindaco Vicinanza parlando di porto come “motore di sviluppo” e “prospettive strategiche”, ma dimenticando per Stabia Unica “un dettaglio che definire macroscopico è un eufemismo, l’assenza di Fincantieri. Come si può parlare seriamente di raddoppio della banchina o di ribaltamento a mare” se chi deve materialmente spostare le gru e investire milioni non si è nemmeno degnato di inviare un portavoce, neppure di seconda fila? È il classico caso in cui si fanno i conti senza l’oste, con l’aggravante che l’oste, probabilmente, non ha nemmeno ricevuto l’invito o, peggio, ha preferito ignorarlo.
La realtà viene sistematicamente celata dietro una cortina fumogena di termini altisonanti: “sinergia”, “protagonismo”, “competitività”. Parole svuotate di senso, che servono solo a coprire un silenzio assordante: quello di un’azienda che non ha ancora messo un solo bullone nel “futuro radioso” sognato dal sindaco. Vicinanza si accontenta del “riferito” di Cuccaro, vivendo di rendita sulle parole altrui, come se un impegno industriale di tale portata potesse essere ratificato in un convegno tra amici, tra un caffè e un pasticcino.
Questa non è politica, è propaganda del nulla assoluto. È il tentativo disperato di occupare spazio mediatico per dare l’illusione che qualcosa si muova, quando in realtà tutto è fermo al palo delle intenzioni. La retorica del mare è diventata l’oppio di una classe dirigente che, non avendo risultati concreti da esibire, si rifugia nella mistica del “porto borbonico” per mascherare l’immobilismo del presente.
Basta con questa messinscena. I cittadini e i lavoratori non hanno bisogno di sentire cosa il sindaco “accoglie con soddisfazione” da discorsi riportati per interposta persona. Hanno bisogno di atti, firme e cantieri aperti. Finché Fincantieri resterà il grande assente, questi incontri rimarranno ciò che sono: penosi esercizi di narcisismo istituzionale, dove ci si loda e ci si imbroglia da soli, sperando che nessuno, fuori da quella stanza, si accorga che il re è nudo e il cantiere è fermo”

