Politica
Castellammare, volano gli stracci tra Vicinanza e Scotto: «Il Pd è il mandante di un delitto politico»
L’ex sindaco replica duramente al commissario locale dem dopo le dichiarazioni sullo scioglimento per infiltrazioni camorristiche. Nel mirino anche Sandro Ruotolo: «Ingiusta la decisione, non c’è nulla da ammettere». E riapre il fronte sulla revisione della legge antimafia.
A Castellammare di Stabia la polemica sullo scioglimento del Consiglio comunale per presunte infiltrazioni camorristiche si trasforma in uno scontro politico sempre più duro. Da una parte l’ex sindaco Gigi Vicinanza, deciso a impugnare il provvedimento davanti al Tar; dall’altra Arturo Scotto, parlamentare del Partito democratico e commissario locale del Pd. In mezzo, le responsabilità politiche della vicenda e le divisioni interne al centrosinistra, con l’ex primo cittadino che punta il dito anche contro Sandro Ruotolo, accusando il partito di aver orchestrato quello che definisce un «delitto politico».
La scintilla è arrivata dopo la conferenza stampa di sabato, durante la quale Vicinanza ha illustrato le ragioni del ricorso al Tribunale amministrativo regionale contro lo scioglimento dell’amministrazione comunale. Una presa di posizione che ha provocato la replica di Scotto, il quale, secondo quanto riportato dall’ex sindaco, avrebbe sostenuto che «lo scioglimento è arrivato su fatti concreti» e che lo stesso Vicinanza, «tra le righe», lo avrebbe ammesso.
Parole che l’ex primo cittadino respinge senza mezzi termini. «Un falso pronunciato da un parlamentare Dem che pure ha una storia politica rispettabile», attacca Vicinanza. «“Tra le righe” non ammetto nulla. Perché non c’è nulla da ammettere».
L’ex sindaco rivendica di aver contestato punto per punto, durante la conferenza stampa, i contenuti della relazione del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che definisce l’unico atto finora noto sul quale ha potuto articolare le proprie contestazioni. La registrazione dell’incontro, sottolinea, è disponibile sui suoi profili Facebook e Instagram. Da qui l’invito polemico a Scotto: «Mi auguro che abbia avuto la pazienza di ascoltare ciò che ho detto e di non essersi limitato al chiacchiericcio di terza mano».
IL CONFRONTO MANCATO
Lo scontro non si limita alla valutazione dello scioglimento. Vicinanza contesta anche la disponibilità al confronto manifestata dal commissario dem, ricordando un’intervista al Mattino di circa tre mesi fa nella quale Scotto avrebbe espresso la volontà di discutere con lui.
«Sto ancora pazientemente aspettando dove, come, quando», afferma l’ex sindaco, che pone però una condizione: «Purché sia una discussione seria e soprattutto vi sia coerenza tra ciò su cui si è d’accordo e ciò che si dichiara in pubblico». Una stoccata che lascia emergere tutta la tensione nei rapporti tra l’ex amministratore e il rappresentante del Pd chiamato a gestire il partito sul territorio.
PD NEL MIRINO
Il passaggio più pesante arriva nelle considerazioni finali. Vicinanza richiama un intervento della senatrice dem Valeria Valente, componente della Commissione parlamentare Antimafia, favorevole a una profonda revisione della normativa sugli scioglimenti per mafia. Una posizione che, secondo l’ex sindaco, si inserisce nel solco delle riflessioni già espresse dal presidente del Consiglio regionale della Campania, Massimiliano Manfredi, e dal presidente regionale dell’Anci, Francesco Morra, entrambi esponenti del Pd.
Per Vicinanza, il fatto che esponenti democratici si siano pronunciati sulla necessità di correggere una disciplina ritenuta inefficace dimostrerebbe le contraddizioni emerse dopo gli scioglimenti di Castellammare e Torre Annunziata.
«Tutti d’accordo, dopo il clamore suscitato dagli scioglimenti di Castellammare e Torre Annunziata, nell’agire per correggere una norma inefficace e, in questo caso, ingiusta», sostiene.
Poi l’affondo conclusivo, che chiama direttamente in causa il Partito democratico e riporta al centro della contesa anche Sandro Ruotolo: «Insomma, a Castellammare e anche lontano da Castellammare, appare chiaro chi è il mandante di un “delitto politico” che non fa onore al Pd».
Accuse politiche durissime, quelle dell’ex sindaco, che si inseriscono in una vicenda ancora aperta sul piano amministrativo e giudiziario. Il ricorso annunciato al Tar sarà il terreno sul quale Vicinanza intende contestare lo scioglimento; sul piano politico, invece, la frattura con Scotto e il Pd si allarga, trasformando il caso Castellammare in un nuovo fronte di scontro nel centrosinistra campano.

