Politica
Centro Antico, il centrodestra stabiese attacca: “Dove è finita la rigenerazione”?
Sette milioni e 600mila euro per la rigenerazione del Centro Antico. Una cifra importante, legata a un progetto che avrebbe dovuto affrontare alcune delle criticità storiche di uno dei quartieri più delicati di Castellammare di Stabia. Ma oggi, sul modo in cui quelle risorse vengono utilizzate, il centrodestra solleva più di un interrogativo.
Le forze politiche di centro destra guardano con preoccupazione alla nuova impostazione dell’intervento promosso dalla ex giunta di centrosinistra guidata dal sindaco Luigi Vicinanza prima dello scioglimento e, soprattutto, alla distanza che si sarebbe creata rispetto al progetto originario, quello con cui l’amministrazione Cimmino aveva ottenuto il finanziamento.
La contestazione è netta: la rigenerazione urbana, sostengono dal centrodestra, non può ridursi a un’operazione di maquillage.
Il progetto iniziale aveva infatti un’ambizione diversa. L’obiettivo era intervenire sul patrimonio edilizio degradato attraverso l’abbattimento degli edifici fatiscenti e la delocalizzazione delle volumetrie non più realizzabili. Un’operazione pensata per liberare spazi, aumentare la sicurezza e migliorare la qualità urbana, creando al tempo stesso le condizioni per una rivitalizzazione sociale ed economica del Centro Antico.
Una strategia che partiva dalle emergenze del quartiere: gli immobili degradati e pericolanti, le conseguenze ancora presenti del terremoto del 1980, l’abbandono e la progressiva marginalizzazione sociale ed economica.
È proprio il confronto tra quella visione e ciò che oggi viene prospettato a rappresentare, secondo il centrodestra, il principale elemento di criticità.
L’intervento sembra essersi progressivamente spostato verso la manutenzione e la sistemazione degli spazi pubblici: pavimentazioni, arredi, fontane e soluzioni estetiche.
Interventi che vengono considerati utili, ma che – secondo le forze di centrodestra – non possono essere presentati come la risposta ai problemi strutturali del Centro Antico.
Il punto, dunque, non sarebbe soltanto se una piazza venga riqualificata o se una fontana venga ridisegnata. Il tema è capire se, una volta terminati i lavori, saranno state realmente affrontate le condizioni che hanno prodotto degrado e abbandono.
“Puoi mettere anche il più elegante portale di vetro davanti a una sorgente, puoi ridisegnare una fontana e puoi sigillare perfettamente una pavimentazione: ma se non affronti il degrado edilizio, la sicurezza, gli edifici abbandonati, la residenzialità, la vivibilità e la rinascita economica del quartiere, non hai rigenerato un centro storico”, è la posizione espressa
La nuova variante, peraltro, viene presentata a saldo invariato e senza maggiori oneri per il Comune. Un elemento che, però, non tranquillizza il centrodestra.
La questione non è semplicemente quanto denaro venga speso, ma “per cosa vengano spesi quei 7,6 milioni di euro e quale trasformazione concreta si intenda produrre per la città”.
Per il centrodestra una vera rigenerazione dovrebbe significare molto di più: sicurezza, recupero degli immobili, residenzialità, servizi, attività economiche e nuovi spazi capaci di restituire vivibilità a chi il quartiere lo abita quotidianamente.
Il rischio è invece quello di consegnare alla città l’ennesimo progetto fatto di piazze riqualificate, inaugurazioni e rendering accattivanti, senza incidere sulle cause profonde del degrado.

