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Cronaca

Rosa, «l’angelo del Covid». L’assistente sociale «barricata» nella casa per anziani diventata focolaio

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di Daniele Di Martino

Undici decessi, quasi cinquanta contagi. Anziani indifesi attaccati violentemente dal virus. Paure, timidi sorrisi e un interminabile isolamento. Giorni, settimane, mesi senza poter abbracciare i familiari, nel momento più drammatico di un’emergenza sanitaria senza precedenti. Le immagini, i volti e le sensazioni vissuti nella residenza per anziani di Madonna dell’Arco, a Sant’Anastasia, restano impresse nella mente di chi, armato di tuta e mascherina, ha combattuto una guerra ad armi «invisibili» contro il Coronavirus. Tutto raccontato in un libro, scritto a quattro mani da due eroi di quella battaglia.
Sono gli «Angeli del Covid». Infermieri, medici, ma non solo. Tra questi c’è un’assistente sociale, che sceglie di «barricarsi» insieme agli anziani indifesi per combattere al loro fianco. Una quarantena durata quasi 50 giorni, tra alti e bassi, paure e infine una grande liberazione: «Mi dissero se volevo restare e che non sarei più uscita, se non dopo la fine dell’emergenza. Così è stato».
Si chiama Rosa Anastasio, l’anima della struttura dal 2010: «Non ci ho pensato su due volte, dovevo restare». Da quel momento, Rosa sveste i panni della professionista e si occupa di tutto: risponde alle telefonate dei parenti, ha sempre una parola di conforto, intrattiene i nonni, i suoi nonni. Assicura la pulizia delle stanze, dà assistenza a 360 gradi.
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A marzo 2020, il mondo affronta la più grande emergenza sanitaria, è il momento di maggiore picco di contagi. Si muore di Covid e soprattutto se si è anziani. E dopo i primi decessi nella struttura, a Sant’Anastasia scatta l’allarme rosso: «Nella zona dove eravamo noi non transitavano nemmeno più le auto, c’era troppa paura. Ricordo quel giorno in cui in cinque non ce l’hanno fatta, eravamo stravolti».
E’ questo il momento in cui Rosa decide di scendere in trincea contro il virus: «Dopo i decessi, l’Asl decise per i tamponi a tappeto. Ho capito che non potevo mollare». Spuntano decine di positivi, ma Rosa no. E’ negativa e si trova di fronte a un bivio: ritornare a casa dai suoi familiari o continuare a combattere. «Non ho esitato un attimo. Ho deciso di restare, non potevo lasciare nel momento più drammatico, anche loro sono la mia famiglia».
Rosa è uno degli angeli del Covid, il vero motore di una delle rsa più colpite dall’emergenza sanitaria. L’angelo dei nonni che ha scelto di rischiare la vita pur di restare al fianco degli indifesi anziani, travolti dall’emergenza. Immagini, sensazioni, ricordi. Una storia che ha deciso di raccontare in un libro, che l’assistente sociale sta scrivendo a quattro mani con un altro «eroe» della rsa Madonna dell’Arco di Sant’Anastasia: il dottor Antonio Coppola.
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Dirigente dell’Asl Napoli 3 Sud, anch’egli lascia un pezzo di cuore in quella struttura in cui è stato catapultato, da un giorno all’altro, per risollevarla dalle sabbie mobili dell’emergenza sanitaria. Il libro ripercorre i momenti più drammatici vissuti nella residenza per anziani che ha registrato i primi decessi in Italia e in Campania. Ma soprattutto le emozioni vissute, l’attaccamento alla fede e quindi alla Madonna dell’Arco. Quattro mesi dopo, le immagini di quel campo di battaglia riemergono ancora nitide nello guardo del dottor Coppola: «Ci penso tutti i giorni, non riesco a dimenticare. Ci stiamo scrivendo anche un libro, perché il sacrificio di quei nonnini ha consentito a tanti altri di superare l’aggressività del virus. Se ora riusciamo a gestire in qualche modo l’emergenza, è anche per la drammatica esperienza che abbiamo vissuto a Madonna dell’Arco. Io quegli sguardi non li dimenticherò mai. E anche il coraggio di Rosa».
L’assistente sociale, l’angelo dei nonni, racconta il perché di una scelta. Coraggiosa, decisa, anche se dolorosa per la sua famiglia. Risultata incredibilmente negativa al tampone, Rosa resta «richiusa» per occuparsi degli anziani: «Evidentemente il destino ha voluto che mi occupassi ancora dei miei nonni. Sono risultata incredibilmente negativa a tutti i tamponi, eppure dopo i primi contagi ero sicura di aver contratto il Covid. Qualche giorno prima avevo massaggiato a mani nude le gambe di un ospite della casa, presentava delle macchie sugli arti inferiori. Volevo dargli sollievo. All’epoca si conosceva poco della malattia, perfino i sintomi non erano ancora chiari. Abbiamo scoperto solo in seguito che quelle macchie erano proprio una conseguenza del virus. L’anziano purtroppo non ce l’ha fatta, io sono risultata negativa nonostante tutto. Per questo non potevo fermarmi. E per quasi 50 giorni sono stata insieme a loro, era giusto così».
Ora Rosa e Antonio scrivono, mettono nero su bianco quello che si legge ancora nei loro occhi mentre raccontano quei drammatici momenti: «E’ stata un’esperienza difficile da cancellare, racconteremo tutti i momenti. Così resterà indelebile. Nel ricordo di chi non ce l’ha fatta».

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