Politica
Fincantieri, gli operai ripiombano nell’incubo. Scippata nave Trieste
La promessa da marinaio di Luigi Di Maio e lo scippo della nave Trieste. Lo stabilimento stabiese di Fincantieri è di nuovo in subbuglio. E dopo aver intravisto la luce in fondo al tunnel, gli operai di piazzale Amendola ora pensano al peggio. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è la consegna anticipata di nave Trieste, varata in pompa magna alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. L’azienda accusa ritardi nella consegna dei lavori, che risulterebbero incompleti. Così, come non è mai capitato, il Trieste è stato trainato via mare verso il cantiere militare di Muggiano. Addio all’ammiraglia della Marina Militare e questo vuol dire ripiombare in una crisi. Vuol dire meno lavoro per gli operai dell’indotto, che intravedono lo spettro del licenziamento, oppure trasferte sempre più lunghe. I sindacati non ci stanno e annunciano una stagione di protesta. Un autunno caldo fatto di assemblee, scioperi e blocchi stradali. In realtà le forme di proteste sono già iniziate: blocco degli straordinari nei week end, un’ora di sciopero già proclamata ieri.
Ora la discussione dovrà approdare in Prefettura, con un tavolo ad hoc. Per il momento l’amministrazione comunale non ha ancora battuto un colpo, ma si chiede al sindaco Cimmino di farsi portavoce dell’allarmante futuro per il cantiere stabiese. Anche perché i fondi tanto promessi da Luigi Di Maio, lo scorso 25 maggio, in occasione del varo di nave Trieste, nemmeno l’ombra. Gli investimenti per l’ammodernamento dello stabilimento sono ancora un miraggio.
Daniele Di Martino

