Cronaca
Inchiesta Olimpo 1, ieri udienza in Tribunale sull’assunzione di Carolei
Castellammare di Stabia. Si è ritornati ieri in aula per il processo ordinario “Olimpo” che vede imputati Adolfo Greco, in carcere ma poi finito ai domiciliari e assente in udienza nell’aula Siani, Michele Carolei, Raffaele Carolei Umberto Cuomo, Luigi Di Martino e Attilio Di Somma. Nel corso della lunga udienza sono stati ascoltati i fratelli Irollo sull’episodio relativo all’assunzione di Domenico Carolei, figlio di Raffaele, presso una ditta del Gruppo Irollo avvenuta nel novembre del 2015. Secondo gli investigatori, a quanto si legge negli atti di indagine, Michele Carolei, Paolo Carolei, Raffaele Carolei e Adolfo Greco, in concorso e in riunione tra loro, mediante minaccia concretatasi nella valenza intimidatoria derivante dalla nota riconducibilità dei Carolei al clan D’Alessandro inducevano Irollo Giovanni, titolare di una catena di supermercati e cognato di Adolfo Greco, ad assumere Carolei Domenico, figlio di Raffaele, presso una ditta appartenente al gruppo Irollo, procurandosi in tal modo un ingiusto profitto patrimoniale con corrispondente danno della persona offesa.
In particolare, dapprima Carolei Michele, di intesa con il germano Paolo, avanzava la richiesta di assunzione a Stefano Irollo e a Longobardi Giovanni, addetto alle assunzioni nelle aziende del gruppo Irollo, poi Carolei Raffaele faceva irruzione presso la ditta di Adolfo Greco per sollecitare l’assunzione, ed infine Greco, facendo da mediatore, diceva a Longobardi: «tu hai capito, in mezzo alla via… quelli hanno ragione se la prendono con te.. Giovanni questa non è una cortesia che voi fate a me…io sono intervenuto a vostro favore…».
Esaminati dal Pubblico Ministero, Cimmarotta, e dal presidente della Seconda Sezione Penale, Fernanda Iannone, gli Irollo hanno ribadito a più riprese come l’assunzione «non sia stata imposta da alcuno» e che avrebbero «assunto perché dopo aver fatto verifiche è stato preso a lavorare perché era esperto e capace. Era un elemento valido» Sono queste le parole in aula ieri di Giovanni Irollo, imprenditore stabiese di spicco nel settore alimentare. Nel corso dell’udienza il Pubblico Ministero ha inoltre chiesto l’acquisizione degli atti di indagine della nuova inchiesta, Olimpo 3, sulla riqualificazione dell’ex area Industriale Cirio in quanto «trattasi di una costola dell’inchiesta Olimpo» ma la difesa degli imputati si è opposta sollevando anche perplessità sull’utilizzabilità degli atti, nello specifico le intercettazioni, presenti in quell’indagine.

