Restano in cella gli aggressori dell’appuntato, dal carcere: “Chiediamo scusa, siamo pronti a risarcire”

Chiedono scusa e si dicono pronti a risarcire i danni i giovani fermati per il pestaggio di Giovanni Ballarò

Castellammare di Stabia.  Si dicono pronti a risarcire il carabiniere per i danni e la città di Castellammare di Stabia per i danni di immagine subiti gli aggressori di Giovanni Ballarò, l'appuntato dei carabinieri assegnato alla Stazione di Gragnano, aggredito venerdì sera quando, libero dal servizio, ha provato a sedare una lite avvenuta per motivi di viabilità. Per ora gli arrestati sono cinque, compreso un minorenne. Per loro il gip del tribunale oplontino ha convalidato il fermo. «Siamo stati noi ad aggredire il carabiniere. Scriveremo una lettera di scuse al Comune di Castellammare di Stabia e ai carabinieri e risarciremo i danni sia alla città che al militare". A dirlo  tramite gli avvocati sono il 20enne Pio Lucarelli, il 22enne Giovanni Salvato e il 27enne Ferdinando Imparato e il 17enne P.D.M. Hanno raccontato la loro versione dei fatti ed ammesso le loro responsabilità. Restano tuttavia in corso di identificazione almeno altre 8 persone, i militari stanno passando a setaccio tutte le immagini del sistema di videosorveglianza pubblico e privato e stanno cercando di risalire alle altre persone coinvolte nel pestaggio. Le accuse sono quelle di lesioni e violenza e resistenza  a pubblico ufficiale. Tra i coinvolti ci sarebbe anche Antonio Longobardi, il 47enne si è presentato in caserma dicendo di essere presente al pestaggio. Attualmente la sua posizione è al vaglio dei militari che l'hanno denunciato a piede libero. Resta in carcere anche il 42enne Manuel Spagnuolo che non ha partecipato all'aggressione ma è accusato di aver rubato il borsello al militare ritrovato poi il giorno dopo. Per questo dovrà rispondere di furto aggravato.

«Il peggio è passato»

Intanto Giovanni Ballarò è ritornato a casa dove ha potuto riabbracciare sua moglie e il figlio «Il peggio è passato, sto meglio. Ho fatto soltanto il mio dovere». Sono state le sue prime parole tornando a casa e riabbracciando la moglie il figlio. Il militare è stato dimesso dall'ospedale San Leonardo con una prognosi di 25 giorni.

 

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