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Politica

Covid, i fedelissimi del sindaco: «Subito assunzioni di medici e infermieri»

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Emanuele-D'Apice

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Sfondato il muro dei mille contagi, a Castellammare ora il virus fa paura. Le reazioni politiche in questi giorni, dopo un duro scontro, non si contano ormai. E’ il turno dei fedelissimi del sindaco, vale a dire del gruppo consiliare Cimmino sindaco. La proposta è netta: «Subito nuove assunzioni per rafforzare il sistema sanitario regionale e per dare respiro agli operatori sanitari che da mesi ormai sono impegnati instancabilmente in prima linea, giorno e notte, per fronteggiare l’emergenza Covid. E soprattutto basta con i temporeggiamenti di una classe dirigenziale sorda e inerte. La sanità campana è stata devastata da un padre padrone che ha accentrato tutti i poteri su se stesso. E nulla è stato fatto per potenziarla nei mesi successivi al primo lockdown».
Una richiesta che passa direttamente per il sindaco, chiedendo a Gaetano Cimmino di farsi portavoce delle proposte avanzate: «Il decreto legge del 9 marzo 2020 prevedeva già la possibilità di reclutamento di professionisti sanitari (anche dei medici specializzandi iscritti all’ultimo e penultimo anno), con incarichi di lavoro autonomo della durata massima di 6 mesi, prorogabili a seconda del perdurare dell’emergenza. Ed anche la possibilità di fare ricorso agli idonei in graduatorie in vigore. Le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale potevano, inoltre, conferire incarichi individuali a tempo determinato, previo avviso pubblico, al personale sanitario e ai medici in possesso dei requisiti previsti dall’ordinamento per l’accesso alla dirigenza medica.
Soluzioni che alcune sigle sindacali avevano già compulsato all’azienda, affinché procedesse subito a potenziare il personale ospedaliero del San Leonardo. E invece la nostra Asl ha preferito ricorrere ai comandi e a soluzioni provvisorie, senza accogliere un’occasione preziosa per disporre di nuovo personale qualificato e dare respiro ad un’utenza sempre più in affanno, soprattutto in questa seconda tragica ondata della pandemia. Ora non c’è più tempo da perdere. L’ospedale ha bisogno urgente e immediato di medici e infermieri, per non ripetere le scene drammatiche di questi mesi».

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Politica

Terme, l’operazione «verità» del presidente Pd Elefante: «Così Cimmino se ne lava le mani»

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«Dopo due anni e mezzo dall’insediamento, prendo atto che l’amministrazione Cimmino alza le mani. Su Terme dichiara il fallimento politico prima ancora che il Tribunale ne sancisca quello giudiziario». E’ Roberto Elefante, presidente del Pd stabiese ha fare l’operazione «verità» su Terme di Stabia. Dopo giorni di polemiche e la proposta del gruppo Cimmino sindaco di far assorbire al Comune 34 ex lavoratori del Solaro, arriva la versione del Partito Democratico «attraverso un piccolo excursus storico, intendo ristabilire la verità per chi abbia un pizzico di memoria storica e soprattutto la onesta’ intellettuale di riconoscerne i vari passaggi».
Così Elefante, per due volte consigliere comunale con le amministrazioni Cuomo e Pannullo, ricostruisce tutta la storia della società fallita: «Sull’altare di Terme di Stabia la prima testa che cade è quella del Sindaco Bobbio. Ricordo che fu una opposizione tenace e compatta ad unirsi ad un pezzo della maggioranza di centrodestra e, attesa una dissennata se non disastrosa gestione di Terme, sul bilancio in aula fece cadere la amministrazione Bobbio. Erano impazziti quei consiglieri di centrodestra? No, affatto. Siamo agli inizi del decennio e si regista con quella gestione un passaggio di perdite da 300mila euro a ben 4 milioni di euro con un sussiego di assunzioni e di operazioni/investimenti incongrui, oggetto del vaglio della magistratura. Piani industriali falliti, gestioni allegre sul piano amministrativo, assunzioni facili, il tutto con l’avallo del leader di quella maggioranza, l’attuale Sindaco Cimmino.
Elezioni nuove, subentra Cuomo che si trova di fronte al guado, liquidare o salvare il patrimonio. Sceglie una strada tortuosa, il concordato in bianco, rivelatosi inefficace e prima che si vada verso la liquidazione dei beni, è il PD, in una assemblea pubblica di cui fui protagonista, ad affermare la volontà di salvaguardare il patrimonio immobiliare prima che una svendita smodata, passata ormai alle cronache come “spezzatino”, si materializzi.
Ricordo a tutti che il PD fu costretto a sacrificare il suo Sindaco, immolando lui e non il patrimonio immobiliare.
Nuovo Sindaco, nuova piano Terme. Per la ennesima volta fummo noi consiglieri del PD a scegliere di salvare il patrimonio, ad opporci allo spezzatino restando pressoché isolati in una operazione salva-Terme. Scegliemmo una strada impervia anche a costo di mettere in crisi la maggioranza. Ma l’interesse delle Terme e della città prevalse sull’interesse di bottega. Nel frattempo era intervenuta la “Madia” una legge che imponeva ai Comuni di disfarsi delle partecipate non strategiche. Era facile per noi del PD, per lo stesso Pannullo, Sindaco di allora, rifugiarsi nel classico “lo dice la legge”. Ed invece, cuore oltre l’ostacolo e via, delibera di salvaguardia del patrimonio, rinegoziazione del debito e piano di rilancio. Una scelta coraggiosa che affermava un principio, salviamo il patrimonio e rilanciamo le Terme e se il piano non riesce il patrimonio è salvo grazie al diritto di surroga del Comune. Il patrimonio nella peggiore della ipotesi sarebbe ricaduta nel patrimonio comunale. Purtroppo le carte non le leggono tutti si fermano ai titoli. Ed il primo è Cimmino che non legge un solo documento. Non lo legge perchè ha un solo obiettivo, svendere le Terme. Gestire lo “spezzatino”. Svendere a quella imprenditoria insana che non era fatta di un solo uomo ma di una corte che era stata suo sponsor elettorale. Ma andiamo per gradi. Successivamente alla caduta di Pannullo, il bando in assenza di una guida politica va inesitato, assemblea Sint fine Aprile 2018, gestione commissariale, l’allora Presidente della Sint, come da verbale agli atti facilmente consultabile, invita il Comune a non procedere più alla vendita dei beni strategici ed acquisirli al patrimonio comunale. Ormai ci troviamo davanti alla scelta salviamo il patrimonio o svendiamo il patrimonio. Cimmino a distanza di due mesi si insedia e ritiene lettera morta quell’invito e si indirizza per un piano di ristrutturazione, fallace alla nascita. Millanta rapporti con cordate imprenditoriali francesi, arabe e chi più ne ha più ne metta. Alla fine nessuno è interessato ad un piano che non c’è perché l’unico, vero e solo, piano è svendere!!! E cosi ci ritroviamo ai giorni nostri ed alle aste dei beni, ritenuti non strategici, venduti ad un terzo della base d’asta e, comunque, delle perizie depositate. Ora è il tempo dei gioielli di famiglia, albergo, Solaro, centro congressi e parco idroponico. Un patrimonio certificato di venti milioni di euro, allettante per chi oggi con 5/6 milioni se lo voglia aggiudicare e la sua corte dei miracoli è pronta. Si procede, persino alla nomina di un consulente che, al netto dei quattrini sperperati, non è dato comprendere che ruolo abbia e quali indicazioni abbia avuto dal Sindaco per esercitare il suo mandato.
Nelle more 34 lavoratori mettono in esecuzione la sentenza che sancisce la fine di Sint, in sintesi assunzione e pagamento degli stipendi arretrati. Un colpo ferale. Le prime lacerazioni in maggioranza, una parte auspica la assunzione dei lavoratori della Sint al Comune, un’altra, per bocca del liquidatore Sica ritiene la strada impraticabile. Intanto lo stato comatoso di Sint suggerisce di prendere tempo, concordato in bianco. Solo un modo per prendere tempo verso la svendita e la liquidazione totale del patrimonio. Per mano del gruppo di maggioranza della maggioranza si esplicita la volontà di assumere i 34 lavoratori (che poi non comprendo, se trattasi una scelta politica, perché non dovrebbe riguardare tutti i lavoratori ex termali). Sica ribadisce il no. Ed intanto il consiglio comunale, la città è esautorata da ogni ruolo. Una partita per pochi intimi, una partita per pochi eletti, una partita tra diverse cambiali elettorali a danno della città».

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