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Cronaca

Crisi Meb, l’azienda decisa: via da Castellammare

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L’azienda prosegue sulla strada della chiusura dello stabilimento di Castellammare

Castellammare di Stabia. Sembrano non voler tornare sui loro passi i vertici della Meridbulloni di Castellammare di Stabia che hanno annunciato e predisposto tutti gli atti necessari alla chiusura dello stabilimento di Corso Alcide De Gasperi con il trasferimento della produzione e della manovalanza nello stabilimento di Torino. Nella giornata di ieri si è svolto un incontro in Prefettura, a Napoli, ma la situazione non è cambiata di molto. Lo stabilimento conta 81 dipendenti e genera un indotto di altre 15 unità. “Le posizioni dell’azienda – ha detto il sindaco di Castellammare di Stabia, Gaetano Cimmino – sono al momento di assoluta chiusura a qualsiasi trattativa. L’azienda è chiusa al confronto e sta mortificando i lavoratori e la città di Castellammare di Stabia tutta. Lavoratori di altissimo livello professionale a poche ore dal Natale attendono notizie sul proprio futuro”. Nel corso dell’ incontro – ha aggiunto il sindaco – i delegati della “Merdibulloni si sono mostrati irremovibili. Un comportamento che giudico assurdo ed irresponsabile”.

Si dicono «sconcertati di fronte all’arroganza del gruppo Fontana mostrata al tavolo convocato in Prefettura» i vertici locali del Partito Democratico. «Con il suo atteggiamento il gruppo Fontana riporta la classe imprenditoriale ad un salto nel passato e nel buio – scrivono i dem con una nota – Il loro è un atteggiamento da padroni arroganti e non da imprenditori illuminati. Da una lettura dei documenti che comunicano agli 80 lavoratori l’interruzione del lavoro a Castellammare e il trasferimento al Nord pena il licenziamento, sono evidenti carenti motivazioni che possano giustificare il trasferimento. Infatti l’articolo 47 della legge 428/1990 non può valere per il sito di via De Gasperi salvo che non siano provati motivi validi. La società nel rapportarsi ai lavoratori si limita a generiche motivazioni certamente non idonee o sufficienti per un valido trasferimento. Fermo restando l’incontestabilità della scelta della fusione per incorporazione della MEB questo tuttavia non può ricadere sui lavoratori violati nei loro diritti, uno stabilimento attivo non può essere trasferito con generici e non dimostrati motivi del programmato trasferimento. Lunedì il primo giorno utile ,considerata la pausa natalizia, il nostro gruppo parlamentare al Senato presenterà interrogazione al Ministro. La battaglia non si ferma . Il Partito Democratico a tutti i livelli chiede un intervento al Mise».


Cronaca

Meb, Vescovini dagli operai: “Pronti a fare la nostra parte, la politica individui l’area per la fabbrica”

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«Questa è un’avventura ma siamo convinti di avere successo»

di Emilio D’Averio
Castellammare di Stabia.  E’ arrivato da Trieste per incontrare i lavoratori della “Meridbulloni” scaricati lo scorso 18 dicembre dall’azienda. Un incontro a Via De Gasperi nel pomeriggio  faccia a faccia «senza intermediari» come lui stesso ha specificato sui social per conoscere le tute blu che è disposto ad assumere già nelle prossime settimane. Prima l’appuntamento istituzionale con il primo cittadino Gaetano Cimmino e i sindacati poi l’arrivo davanti ai cancelli dell’ormai ex fabbrica. Un’accoglienza calorosa quella riservata all’imprenditore “venuto dal Nord” pronto ad investire diversi milioni di euro al Sud. «In un anno costruiremo un nuovo impianto in Campania». Questa l’intenzione di Alessandro Vescovini che è arrivato accompagnato dalla moglie a bordo di una semplicissima auto ed in tutta la sua semplicità e genuinità si è fermato per diverso tempo nel piazzale antistante lo stabilimento stabiese per poi fare rientro in una struttura alberghiera dove ha pernottato. Ad accompagnarlo anche il primo cittadino che ha parlato di una «giornata importante» ringraziando l’imprenditore per il suo interessamento alla vertenza.

«Non siamo dei benefattori – ha precisato Vescovini –  ma pensiamo che questa sia un’opportunità. Tanta gente che sa fare il nostro lavoro, noi metteremo soldi nostri e ovviamente avremo le agevolazioni fiscali previste. Ma non veniamo per questo, veniamo qui per investire sulla professionalità di questi operai rischiando il nostro denaro e la nostra passione. Noi siamo un gruppo in crescita e questa può essere un’opportunità».  La road map prevede una lettera d’intenti entro quindici giorni che coinvolga nuova proprietà, Comune di Castellammare, Regione Campania, Mise e sindacati. Parallelamente si procederà con la costituzione di una nuova società, le posizioni contributive, le assunzioni e quindi la tutela dei livelli occupazionali.
«Ci affidiamo al territorio (e quindi alla politica ndr) che ci trovi un immobile di 10mila metri quadri. Andremo in affitto noi investiremo sui macchinari. Occorre una struttura di 10mila metri quadri». Sarebbero già state individuate dalla regione Campania tre aree che potrebbero essere compatibili con la costruzione della fabbrica. «Questa è un’avventura ma siamo convinti di avere successo. Quando c’è uno stabilimento che funziona e  che produce ricchezza è chiaro che avrà la possibilità di assumere più persone. Oggi noi partiamo, qui invece quando faremo lo stabilimento. Sono tutte persone che hanno avuto a che fare con bulloni, quindi chiaro che ci sono tutte le possibilità per lavorare. Quando riparte uno stabilimento da zero però non è una cosa facile. Noi però abbiamo già questa esperienza in Serbia e ci siamo riusciti». Vescovini ha precisato che«non ci saranno assunzioni di tutti gli 80 licenziati» anche se l’intenzione è prenderli tutti. «Noi cominciamo a lavorare e a produrre utili e in base a questi la platea delle maestranze potrà allargarsi». Non ci sono «trattative con i sindacati – ha aggiunto l’ imprenditore – perché siamo persone che si stanno mettendo insieme per vedere come noi possiamo investire 7-8 milioni di euro.  Non è una cosa semplice, però vogliamo farla bene, perché mai più qualcuno chiuda baracche e burattini com’è  successo adesso semplicemente perché non si chiude un sito produttivo». Ai lavoratori che hanno chiesto quanto tempo dovranno stare lontani da casa, dovendo fare formazione a Monfalcone, prima di poter tornare a casa l’imprenditore ha risposto: «Noi qui faremo stampaggio e rullaggio e sono certo che molti di voi hanno già la professionalità per stare ai macchinari che installeremo. Penso che in un mese e mezzo potreste essere già  pronti. Ma se non porto qua i macchinari – il che dipende dall’immobile che troveranno le istituzioni – come faccio a dirvi quando tornerete qui?».

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