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Castellammare, Di Maio attacca Ruotolo “Stai utilizzando Castellammare come strumento politico”

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Di Maio

Il fine settimana politico resta agitato a Castellammare a tenere banco sono ancora le parole di Sandro Ruotolo, dimessosi qualche giorno fa dalla carica di consigliere comunale . Non fa sconti all’euro deputato Pd , l’ex consigliere e sindacalista Nino Di Maio “Onorevole Ruotolo – scrive Di Maio –
lei sta utilizzando Castellammare di Stabia come strumento politico, non come comunità da difendere. La sta usando per imporre,da buon stalinista,forza, centralità e autorevolezza all’interno del Partito Democratico, trasformando una città complessa e ferita in una piattaforma narrativa utile alla sua carriera, non al suo riscatto. Questa non è lotta alla camorra.
È rappresentazione della legalità, messa in scena quando conviene, amplificata quando produce ritorno politico, esercitata sempre a costo zero per chi la pratica. Le sue dimissioni – roboanti, rituali, teatralizzate – ne sono la dimostrazione più evidente: clamore e folklore al posto di atti concreti. Un gesto che non incide minimamente sui problemi reali della città, ma che serve a certificare una postura morale spendibile nei circuiti di partito e nei salotti mediatici. E allora le domande diventano inevitabili. E non sono domande retoriche. Dov’era Sandro Ruotolo quando il movimento politico di cui è espressione ha arruolato e affidato a soggetti opachi della storia politica stabiese ruoli istituzionali e politici, anche di livello nazionale ,molto delicati .E dov’era quando lo stesso movimento ha contrastato ,e non da solo, il Piano Spiagge, elaborando anche un documento di sfiducia al sindaco ,uno dei pochi strumenti questo capace di garantire l’accesso libero e pubblico alle spiagge stabiesi, restituendo il mare ai cittadini e sottraendolo a rendite opache e privatizzazioni di fatto?
Dov’era mentre si bloccava una scelta che parlava di diritti, inclusione e futuro? Perché il suo movimento ha concorso a bloccare il PUC, condannando Castellammare a un immobilismo urbanistico devastante, fatto di incertezza, degrado, paralisi degli investimenti e assenza di prospettiva?
Bloccare il PUC non è un atto neutro: significa impedire sviluppo ordinato, lavoro, rigenerazione. Significa lasciare spazio al disordine che poi, ipocritamente, si denuncia come humus della criminalità. E soprattutto: perché Sandro Ruotolo, pur avendo ricoperto e ricoprendo ruoli di rilievo istituzionale, non ha mai promosso una sola iniziativa concreta nel Parlamento Europeo per attrarre investimenti strategici, fondi dedicati, programmi speciali per la rinascita economica e sociale di Castellammare? Nessuna risoluzione. Nessuna proposta mirata. Nessuna battaglia istituzionale vera. Solo narrazione. Solo parole. Solo presenza mediatica. Lei arriva sempre dopo, quando il rumore è già alto e il rischio personale nullo. Interviene a babbo morto, quando il danno è stato già prodotto e può essere utilizzato come leva politica. Castellammare, in questo schema, diventa una pedina sacrificabile, utile a dimostrare purezza, fermezza, intransigenza. Qualità spendibili nei congressi, molto meno nei quartieri. C’è una differenza profonda – che lei conosce – tra chi vive il fronte e chi lo sfrutta. Tra chi paga un prezzo reale e chi incassa consenso. Tra chi prova a tenere insieme una comunità e chi la usa come strumento .Io ho scelto di fare un passo indietro senza essere indagato, senza atti, senza contestazioni, a differenza di altri molto vicini a lei,per evitare che un’intera città venisse trascinata in una gogna politica sommaria.
Lei ha scelto il passo avanti, rumoroso e plateale, quando l’esposizione mediatica garantiva il massimo rendimento e nessun rischio. Per questo, al di là delle appartenenze, risuonano come un atto di verità le parole del Sindaco Luigi Vicinanza e quanto da me reiteramente dichiarato:la lotta alla camorra si pratica, non si racconta. Si pratica con atti amministrativi, con pianificazione, con investimenti, con presenza quotidiana.
Non con le crociate mediatiche. Non con le dimissioni scenografiche. Non usando una città come moneta politica per rafforzare posizioni interne a un partito. Castellammare non è un simbolo da spendere. Non è una bandiera da sventolare. Non è una tappa di una carriera. È una comunità reale, stanca di essere evocata e mai servita.
E la storia, onorevole Ruotolo, non giudica le narrazioni. Giudica le assenze”

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