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Castellammare, Vicinanza dal Prefetto ora chiede di cambiare le regole degli scioglimenti

L’ex presidente del consiglio D’Apice: “Ora che rischia lo scioglimento vuole cambiare le regole, ma col centrodestra fu impietoso”

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Castellammare

Ora che è a un passo dal baratro, chiede di rivedere le norme sullo scioglimento per infiltrazioni mafiose dei Comuni. E’ questo l’ultimo appello del sindaco di Castellammare di Stabia, Luigi Vicinanza, che questa mattina a partecipato, in Prefettura a Napoli, alla presentazione del rapporto “Amministratori Sotto Tiro”, preceduta da un momento simbolico con il flash mob che ha visto la partecipazione di altri sindaci della Campania.

Un’iniziativa che, come ricordato dal Prefetto Michele Di Bari, richiama l’attenzione su un tema delicato e sempre più attuale: le minacce e le intimidazioni nei confronti di chi svolge un ruolo pubblico nei territori, spesso in condizioni di forte esposizione e responsabilità. Un fenomeno molto diffuso in provincia di Napoli.

“Gli amministratori locali – dichiara il sindaco Vicinanza – non vanno mai lasciati soli dalle altre istituzioni, dai partiti e dai parlamentari del territorio. In questo contesto, condivido pienamente le parole del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, che in qualità di presidente dell’Anci ha sottolineato di aver chiesto una revisione delle norme sullo scioglimento dei Comuni, perché finora queste disposizioni si sono concentrate soprattutto sulla componente politica, che spesso non è la parte debole rispetto ai rischi di infiltrazione, che invece possono derivare da collusioni e commistioni con la parte amministrativa e tecnica. Di conseguenza, vengono sciolti i Comuni, ma la struttura burocratica resta inalterata e, di fatto, si rigenera. Anche questo è un tema che va affrontato con uno spirito di cambiamento e di riforma, perché le regole attualmente in vigore non si sono dimostrate pienamente efficaci. Ci vuole una grande solidarietà politica perché i sindaci spesso vengono lasciati soli dalla politica stessa che non difende i sindaci da situazioni di cui, poi alla fine, non hanno responsabilità e non li difende nemmeno dall’opinione pubblica: il vero tema è che la coesione istituzionale è la leva fondamentale per difendere i sindaci, ma soprattutto difendere le istituzioni”.

Non era di questo avviso, Vicinanza, qualche anno fa quando fu sciolta l’amministrazione di centrodestra guidata da Gaetano Cimmino, provvedimento sconfessato in diverse sedi giudiziarie e senza produrre alcun procedimento penale.

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Sul caso interviene Emanuele D’Apice, ex presidente del consiglio comunale, per il quale fu chiesta l’incandidabilità poi cancellata in seguito all’accoglimento del ricorso: “Ho letto con attenzione le dichiarazioni rilasciate dal sindaco in occasione della presentazione del rapporto “Amministratori Sotto Tiro” presso la Prefettura di Napoli, condividendo pienamente il principio secondo cui gli amministratori locali non devono essere lasciati soli e meritano il sostegno delle istituzioni nella loro azione quotidiana.

Proprio per questo, però, non posso fare a meno di rilevare una evidente contraddizione politica. Oggi il sindaco sostiene la necessità di rivedere le norme sullo scioglimento dei Comuni per infiltrazioni camorristiche, richiamando le parole del presidente ANCI Gaetano Manfredi e sottolineando come spesso la responsabilità non ricada esclusivamente sulla componente politica, mentre le strutture burocratiche e amministrative restano immutate.

Si tratta di una riflessione legittima e per molti aspetti condivisibile. Tuttavia, sorprende che queste considerazioni arrivino da chi, prima di diventare sindaco, nelle vesti di giornalista e commentatore, aveva assunto posizioni ben diverse nei confronti della precedente amministrazione comunale sciolta per camorra, esprimendo giudizi severi e senza lasciare spazio a valutazioni più articolate sulle responsabilità effettive dei singoli amministratori.

Se oggi si riconosce che le norme vigenti presentano limiti e che spesso gli amministratori possono trovarsi coinvolti in vicende rispetto alle quali non hanno responsabilità dirette, sarebbe opportuno riconoscere che lo stesso principio avrebbe dovuto valere anche ieri.

La coerenza rappresenta un valore fondamentale nell’azione pubblica. Le regole possono certamente essere migliorate e aggiornate, ma il metro di giudizio non può cambiare a seconda del ruolo che si ricopre o della convenienza del momento.

Per questo auspico che il dibattito sulla riforma delle norme sullo scioglimento dei Comuni sia affrontato con serietà, senza strumentalizzazioni e con la memoria di quanto è stato detto e sostenuto nel passato. Le istituzioni si difendono anche attraverso la coerenza delle proprie posizioni e il rispetto della verità dei fatti”.

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