Politica
Marina di Stabia, tre anni persi. Fallimento totale dell’amministrazione Cimmino
Il centrosinistra avverte: «Nessuna casa nel porto turistico»
Ancora un nulla di fatto. Sul tavolo, il sindaco Cimmino, ha poggiato solo una promessa di convocare quanto prima una nuova conferenza dei servizi per Marina di Stabia. E la speranza di poter condividere un documento unitario anche con l’opposizione. Impresa comunque difficile.
L’ultima conferenza dei capigruppo ha soltanto fornito la conferma dei tre anni di immobilismo dell’amministrazione comunale, incapace di prendere il toro per le corna e portare a termine il progetto delle opere a terra del porto turistico di via De Gasperi.
Tre anni buttati via, decidendo di non decidere, come su tutte le altre grandi questioni: Fincantieri e Terme di Stabia. Il nulla più assoluto, condito dal rischio scioglimento per infiltrazioni camorristiche.
Il centrodestra stabiese è ormai alla frutta. E il centrosinistra si riorganizza, riunendo tutte le forze riformiste, compreso il Movimento Cinque Stelle. Nei giorni scorsi ci sono stati incontri nella sede del Pd e alla fine è stato partorito un documento unitario che fissa i paletti per Marina di Stabia: «Le linee di indirizzo che il Consiglio Comunale deve indicare per la realizzazione della nuova progettazione delle opere a terra devono rispondere alla “mission” normativa del Contratto d’Area e devono quindi essere finalizzate allo sviluppo e alla creazione di nuova occupazione. Siamo convinti che le destinazioni d’uso delle aree da riqualificare ed edificare, come da conferenza di servizi e valutazioni degli organi sovracomunali, debbano interessare: rafforzamento della struttura turistica ricettiva; realizzazione di superfici commerciali, artigianali, direzionali; applicazione degli standard rispetto alla realizzazione di aree parcheggio; dotazione di spazi e strutture ad uso ed interesse pubblico (aree a verde, a sport, luoghi di aggregazione e cultura, ecc.)».
Per il centrosinistra «va eliminato ogni riferimento a qualsiasi intervento che preveda la realizzazione di edilizia residenziale: su questo la politica, e ancor di più chi ha l’onere del governo della città, non può tergiversare, né inventare alchimie normative scrollandosi di dosso dalle responsabilità. Rimettere in campo le migliori prospettive per la redazione del masterplan di Marina di Stabia per avere l’occasione di rigenerare l’intera area a nord della città, recuperando i quartieri, restituendo alla città ed ai cittadini la risorsa mare, creando finalmente la saldatura tra i due porti, in un quadro complessivo e generale e non solo particolare. Diciamo basta agli annunci e alle svolte sulla carta, alla città bisognerebbe anche spiegare per quali misteriose ragioni solo nel 2018 compare uno studio di fattibilità sulle opere a terra non coerente tra l’altro (vedi la parte residenziale) con tutti gli atti approvati negli anni. Dal 2019 – è bene ribadirlo- anche l’Amministrazione sta rincorrendo fantomatiche e sbagliate conferenze di servizi che hanno prodotto come unico risultato, che dopo tre anni dobbiamo ricominciare daccapo. Ulteriori tre anni persi anche per appurare ciò che sapevano tutti e cioè che il Responsabile del Contratto d’Area, da Bobbio in poi, spetta al Sindaco della Città! Come centro sinistra nell’interesse della città auspichiamo un confronto serio con la Regione, con Marina di Stabia e con le parti sociali per definire un percorso chiaro sui contenuti e sui tempi. Un atto che segni un cambio di passo, che ragioni sul destino di oltre 300 mila mq di aree industriali dismesse, che parli al quartiere ed all’intera città, e anche dopo il fallimento del piano casa, ai proprietari delle aree limitrofe e a chi intende investire sull’area. E’ bene ricordare che con Deliberazione del Consiglio Comunale n° 64 del 03/06/2008 furono date indicazioni precise, richiamate e confermate dalla Delibera n° 23 del 25/03/2013 del Commissario Prefettizio. Indicazioni accolte anche da Marina di Stabia con nota del 28/01/2010 prot. generale n° 5593. E’ quello il nostro punto di partenza. Fermare tutto al 2007 e quindi alle indicazioni della conferenza dei servizi del 2003 sarebbe un errore grossolano e inaccettabile».
Daniele Di Martino

