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Immacolata flop, parla Cimmino: “Ha vinto lo Stato” poi l’attacco all’opposizione e ai parroci. “Festa in Villa? Chi ha sbagliato pagherà le conseguenze”


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Cimmino

(di EMILIO D’AVERIO)
Castellammare di Stabia. Arriva dopo quasi 48 ore il commento del sindaco Gaetano Cimmino dopo il fallimento della notte dell’Immacolata. Una serata dove la disorganizzazione e l’approssimazione hanno fatto da padrona. A ciò si sono aggiunte anche le condizioni meteo non del tutto favorevoli ed il risultato, sotto gli occhi di tutti, ha suscitato non poche polemiche soprattuto sui social. Buona parte dei cittadini si sono scagliati contro il Sindaco Cimmino colpevole di aver militarizzato una città e di aver tentato, tentativo fallito perchè quasi in tutti i quartieri i falò sono stati accesi, di “cancellare una tradizione”. Il Sindaco, con il suo stesso ufficio comunicazione, lo stesso che ha comunicato al pubblico la processione della Madonna dalla Cattedrale, processione che non si è mai fatta perchè la Cattedrale non “aveva ricevuto nessuna comunicazione”, ha scritto un lungo post Facebook. “Quale processione? Nessuna processione”. Sono le parole del parroco, don Antonino, intercettato sabato sera da alcuni colleghi. Il primo cittadino parla attraverso un lunghissimo post sulla sua pagina Facebook e non risparmia nessuno, spostando l’attenzione dal problema principale: la mancata programmazione con tutte le conseguenze del caso. Quello che è accaduto, in Villa Comunale come nei quartieri, è il risultato di una mancata programmazione. Cimmino, alla sua seconda Immacolata da Sindaco, insieme alla sua maggioranza di Governo è riuscito a fare peggio dello scorso anno. Si è persa sabato sera, l’occasione per far conoscere una bellissima tradizione della nostra città. La notte stabiese, quella dell’Immacolata, poteva essere un modo per mostrare agli altri le nostre bellezze. Ha perso la città ed abbiamo perso tutti noi cittadini e se c’è un colpevole si tratta di chi ha l’onere e l’onore di guidare questa città. Non ci sono scuse. Alla prevenzione, all’organizzazione, si è preferita la repressione con agenti e camionette in ogni dove. Con un’ordinanza sindacale non si può imporre un divieto cancellando un sentimento ed una tradizione che fa parte della nostra città. Bastava un bando ed un regolamento ed anticiparsi di qualche mese. Ma nulla. Il regolamento è stato proposto in consiglio comunale dal consigliere di opposizione Di Martino, così come lui stesso ha dichiarato sui social, ma la maggioranza consiliare si è espressa in modo contrario al provvedimento che è rimasto fermo in commissione. Ed è proprio quello che chiedono i quartieri: fare il falò nella legalità e con tutte le precauzioni a tutela della pubblica incolumità. Questo il Sindaco, nel suo lungo post Facebook, non lo spiega. Il primo cittadino sposta l’attenzione sugli episodi di violenza avvenuti al quartiere Spiaggia e ad un atto vandalico avvenuto, diversi anni fa, nella chiesa della Pace dove, per l’Immacolata, vennero rubate le travi in legno della volta. Poi è il turno dell’attacco ai parroci, all’opposizione e ai “leoni da tastiera”.
C’è anche spazio, appena tre righe, sul flop in Villa Comunale. “I falò dell’Immacolata non sono certamente neppure quelli che abbiamo visto montati sull’arenile. Su questo – dice – sono assolutamente d’accordo. Non era quello lo spettacolo che la città meritava per la festa sul lungomare. Ma su questo faremo chiarezza, per capire tempi, modalità e procedure con cui è stata svolta la gara per i falò. Adesso basta: chi ha sbagliato pagherà le conseguenze”.
“Poche ore prima della festa dell’Immacolata le forze dell’ordine sono stati oggetto di una sassaiola e di un presunto lancio di una molotov al rione Spiaggia. Sui boschi di Quisisana la polizia municipale ha interrotto il taglio scellerato degli alberi. Le autorità ogni anno sequestrano, nascoste ovunque, tonnellate di legna proveniente da ogni dove che servirebbe per alimentare falò incontrollati con grave rischio per la sicurezza pubblica – scrive Cimmino – Qualche anno fa nella Chiesa della Pace, oggi purtroppo chiusa al pubblico, furono tagliate e rubate le travi di legno che sostenevano la volta, rischiando di far crollare tutto. Lo scorso anno fu bruciato su una catasta di legname un manichino che rappresentava un “pentito” di camorra, consegnando Castellammare alle cronache nazionali ed internazionali.Chiedo allora: è questa la tradizione da difendere? E’ questa roba qui che hanno difeso per giorni ed ore una parte dell’opposizione politica, dei parroci ed alcune pagine Facebook, senza mai e dico mai elogiare neppure per un attimo il grande lavoro messo in atto in città da questa amministrazione, dalle forze dell’ordine e da Am Tecnology (con la buona pace del consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli, va detto)? E’ con quella gente lì che si doveva “dialogare” per fare andare tutto liscio? Non abbiamo mai chiuso le porte in faccia a chi voleva dialogare con noi nella massima trasparenza e legalità. Non credo sia mai accaduto niente del genere nella storia di questa città: per un proprio tornaconto politico e “social” si sono ignorate persino le offese e le minacce al sindaco che, altro non era, che semplicemente la parte dello Stato, della legalità, della civiltà, della legge, delle istituzioni, della giustizia”.
Arrivano poi i ringraziamenti alle forze dell’ordine che fino a notte inoltrata hanno presidiato il territorio. “Lo faccio io, allora, a nome di tutta la mia amministrazione, un plauso alle forze dell’ordine ed al mio corpo di polizia municipale. Uomini e donne instancabili che per giorni hanno presidiato il territorio fino alla notte del 7 dicembre quando si è fatta sentire forte e chiara la presenza dello Stato lì dove mancava da decenni. Incredibilmente si è preferito cavalcare l’onda che una certa subcultura chiama “tradizione” e si è scelto, perché tutti facciamo delle scelte, isolare le istituzioni ed il sindaco. Mi vengono in mente troppi esempi assai importanti per la Storia di questo Paese in cui la distinzione tra Bene e Male, tra buoni e cattivi, ha avuto tragiche conseguenze. Si è preferito continuare ad alimentare la “colpa” di aver “fermato” questa tradizione, che tale non è perché di cultura non c’è proprio nulla, di illegalità. Si è preferito fomentare l’odio. Grave e pericoloso: se dalle minacce si fosse passato ai fatti di chi sarebbe stata la colpa? Non bisogna – continua – generalizzare, certo, non tutti i rioni si “affidano” ai “capizona” per i fucaracchi, certo. Non tutti rubano la legna e la incendiano su pubblica via a pochi passi dalle abitazioni”.
Poi c’è l’attacco ai parroci e all’opposizione oltre ai “leoni da tastiera” che per due giorni hanno invaso di commenti i social e la pagina del Sindaco. “Ma appena dodici mesi fa quelle stesse persone che adesso difendono i quartieri, andavano affermando che in quegli stessi quartieri c’era la camorra a gestire i fuochi illegali, e che lo Stato colpevolmente si era girato dall’altra parte. Bene, bravi, bis. Campioni di coerenza, di lungimiranza, di rispetto delle regole, piagnucolosi senza idee né senso delle istituzioni. Avete preferito difendere l’antistato. Forse perché quando eravate al governo, è andata sempre così a Castellammare. La parte sana di questa città, quella che ieri in Cattedrale mi faceva i complimenti e mi ringraziava e mi stringeva la mano, merita altro. Dopo quello che successe lo scorso anno, era chiaro che la risposta dello Stato all’antistato doveva farsi sentire con tutta la propria forza”. Per il primo cittadino c’è una vittoria dello Stato. I falò seppur con ore di ritardo sono stati accesi. Per l’esattezza lo Stato cosa ha vinto? Per il Sindaco tuttavia “ha vinto lo Stato. Hanno perso gli imbecilli – scrive – Hanno perso quelli che inneggiano alla violenza e alla criminalità organizzata nel nome di una tradizione che è ben altra cosa, che è l’anima e l’essenza di Castellammare. Peccato anche per alcuni parroci che forse per paura alimentano fuochi e feste completamente illegali. Peccato per la pioggia, una maledetta pioggia, che ha rovinato la festa sull’arenile. Sì, sull’arenile, dove i falò erano autorizzati, in totale sicurezza, per dar seguito ad una tradizione secolare, identitaria, una tradizione tutta nostra. Non quella descritta dai leoni da tastiera e dagli “esperti” dell’ultim’ora. Trovo vergognosa l’ipocrisia di qualche consigliere che chiede le dimissioni del direttore artistico che pochissimo c’entrava con la festa dell’Immacolata. Trovo vergognosi l’ipocrisia e il tacito assenso con cui si è consentito che si creasse questa pericolosa dicotomia tra Stato ed antistato. Tutta questa vicenda ci ha fatto tornare alla mente un audio che ci è arrivato nella posta di Facebook subito dopo l’operazione antiabusivismo al rione Savorito qualche settimana fa. C’era una donna che affermava che un sindaco avrebbe dovuto pensare a problemi ben più gravi ogni giorno, e che la cappella votiva abusiva si trovava lì da trent’anni. Trent’anni. Durante i quali nessuno ha visto, tutti hanno tollerato e si sono voltati dall’altro lato. Noi non ci siamo mai voltati e mai lo faremo”. Bastava fare un regolamento e muoversi per tempo, ancora una volta questa città ha perso la sua occasione.
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Rischio scioglimento, il ministro su Castellammare: “Decisione entro 90 giorni”

La relazione è arrivata due giorni fa

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Il ministro dell’interno Luciana Lamorgese – oggi a Napoli – ha risposto alle domande dei cronisti a proposito di comuni sciolti, in attesa di una decisione per Castellammare di Stabia: “Il dossier è arrivato due giorni fa, è in corso l’istruttoria. Il ministero ha 90 giorni per decidere sullo scioglimento” afferma Lamorgese.

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