Politica
Le larghe intese dell’affare Cirio. Indagato Casillo (Pd), i pm: “Chiese di far lavorare una ditta”
Una storia fatta di rapporti politici, accordi, corruzione. Per raggiungere un solo obiettivo: ottenere l’autorizzazione a costruire 300 appartamenti al posto di una fabbrica di conserve dismessa. Relazioni bipartisan secondo la Procura di Torre Annunziata, tenute da Adolfo Greco, l’imprenditore accusato di aver corrotto politici e funzionari dello stato. Rapporti privilegiati con i vertici regionali di Forza Italia e non solo. In partita c’era anche il Pd, partito che amministrava Castellammare e che avrebbe poi vinto anche le elezioni regionali. Ma servivano “larghe” intese per portare in porto l’affare Cirio. Tutto ruota attorno alla modifica del Put, una legge regionale in materia urbanistica che vincolava la costiera sorrentina-amalfitana a una serie di divieti. E quindi non consentiva alcuna autorizzazione al complesso immobiliare immaginato nell’area ex Cirio. Per questo Adolfo Greco si era rivolto anche a un partito di opposizione come il Pd e precisamente al capogruppo in consiglio regionale, Mario Casillo, indagato a piede libero con l’accusa di traffico illecito di influenze. Con uno degli uomini più potenti del partito Democratico campano, Greco tenta di fare un accordo. La richiesta è di intervenire per far ritirare i tanti emendamenti che il Pd aveva presentato nel corso dell’iter di modifica della legge regionale. Secondo la Procura, in cambio Mario Casillo, con la mediazione di Gennaro Iovino, esponente di spicco del Pd stabiese, chiedeva l’affidamento dei lavori di impiantistica elettrica a una ditta da lui indicata. Una strategia fallita, tant’è che Greco cambia interlocutori e quindi referenti politici, riuscendo comunque ad ottenere la modifica della legge regionale attraverso il collegato alla legge di stabilità finanziaria del 2014 della Regione Campania, che a questo punto prevedeva l’applicabilità delle norme premiali del cosiddetto piano casa ai territori sottoposti a vincoli di inedificabilità imposti dal Put. Obiettivo raggiunto, poi l’ultimo tassello: la nomina di un commissario ad acta che decida al posto del Comune di Castellammare e rilasci la concessione. Nomina di commissario ad acta (Maurizio Biondi, collegato di studio di un figlio di Luigi Cesaro) che fa Antonio Pentangelo, presidente facente funzioni della provincia all’epoca dei fatti, voluto proprio da Luigi Cesaro per la successione. Per entrambi è scattata la richiesta d’arresto, con conseguente autorizzazione a procedere inviata a Camera e Senato.
Daniele Di Martino

