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Juve Stabia-Fabio Caserta, una storia d’amore finita male. Ma gli insulti sui social sono imbarazzanti

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La storia d’amore tra la Juve Stabia e mister Fabio Caserta si è conclusa male. Una retrocessione e tanti insulti sui social da parte di troppi tifosi delle Vespe.

31 gennaio 2012, ultimo giorno di calciomercato invernale. Iniziò quel giorno di 8 anni e mezzo fa la lunga storia d’amore tra Fabio Caserta e la Juve Stabia. Iniziò da calciatore, anzi, da capitano. Già allora era un condottiero, già allora le sue qualità da allenatore si notavano chiaramente. E dopo 4 stagione tra serie B e Serie C con la maglia delle Vespe, la società gialloblu’ gli propone nel 2016 di entrare nello staff tecnico di mister Gaetano Fontana. Qui comincia un altro grande pezzo di storia con questo ambiente: prima il piazzamento playoff nella sua prima vera stagione da allenatore (coadiuvato da mister Ciro Ferrara), poi la grande gioia nella stagione 2018-2019 con la super promozione in B.

Anni importanti, anni indimenticabili per lui e anche per tutta la piazza gialloblu’. Dunque, 8 anni e mezzo. Tanti, tantissimi. E allora la domanda sorge spontanea: come è possibile cancellare tutti questi anni per una sola annata, anzi per soli due mesi andati malissimo? È assurdo ciò che è successo a Caserta negli ultimi giorni. Prima tanti insulti sui social per la retrocessione assurda di quest’anno, poi l’esonero della società arrivato ieri e infine ulteriori insulti alla persona e al professionista da parte di troppi tifosi della Juve Stabia. Certo, una parte di tifo si è comunque schierata dalla sua parte ringraziandolo per tutto ciò che ha compiuto in questi anni, da giocatore prima e da allenatore poi, ma la maggior parte ha puntato il dito contro il tecnico calabrese per la retrocessione in C.

Ha sicuramente sbagliato diverse scelte quest’anno, ha commesso diversi errori. Ma è assurdo colpevolizzare un uomo che ha nelle vene del sangue giallo e blu. Quest’uomo va solo ringraziato e non insultato. Le cause della retrocessione sono soprattutto altre, non solo le scelte sbagliate di un allenatore che si è ritrovato travolto da situazioni extracalcistiche. La rabbia di questi giorni è comprensibile, ma una volta sbollita ci auguriamo che tutti quegli insulti si trasformino in ringraziamenti per un allenatore che ha dato tutto per la causa. Una retrocessione non deve assolutamente cancellare 8 bellissimi anni. In bocca al lupo per tutto mister Fabio Caserta!


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Juve Stabia, nostalgia canaglia: senza attaccante non si va da nessuna parte

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Juve Stabia, nostalgia canaglia: senza attaccante non si va da nessuna parte

La Juve Stabia ieri pomeriggio si è confrontata con la miglior formazione del girone C o addirittura di tutta al Serie C italiana, la Ternana. Una sconfitta contro una formazione del genere ci può tranquillamente stare. Sono superiori in tutto e questo va riconosciuto. Ma elogiare solo le qualità dell’avversario dopo un 3-0 non è del tutto giusto. Un’analisi completa va effettuata anche su cosa non è andato in casa Juve Stabia: atteggiamento iniziale, disattenzioni difensive e scarsissima produzione offensiva. Se su atteggiamento e fase difensiva possiamo soprassedere proprio per le qualità infinitamente superiori della Ternana, sull’ultimo punto non se ne può più.

Siamo ormai arrivati alla fine del girone di andata e questa squadra segna quanto una squadra che non deve retrocedere in serie D. C’è una mancanza clamorosa nel cuore dell’attacco gialloblu’. Basta con la solita frase: “Romero combatte e si impegna”. Innanzitutto perché non è del tutto vero. Non mettiamo in dubbio l’impegno del ragazzo ma il combattere in un campo di calcio è un’altra cosa. Sono pochi i contrasti di gioco, aerei e non, vinti dal numero 9 e stiamo parlando di un attaccante alto oltre due metri; sono pochi i palloni recuperati e smistati bene per i compagni in queste 17 partite disputate; sono pochi i gol, pochissimi. Quattro reti al netto di almeno 15 occasioni clamorose sprecate è un dato troppo negativo.

Ieri Romero è stato “sfortunato” per la traversa colpita. Ma se in un’occasione è sfortuna, in un’altra il portiere avversario compie miracoli e in un’altra ancora non è servito bene, il problema forse sarà proprio l’attaccante in questione. Non è un attacco personale al ragazzo, ma una semplice analisi di una situazione che va avanti da 6 mesi. Forse a Castellammare sono troppo abituati bene con la prima punta (ultima Francesco Forte, detto lo Squalo), ma lo spettacolo che sta andando in scena quest’anno è a tratti imbarazzante.

Perché, come abbiamo già sottolineato più volte, non è soltanto il numero di reti sbagliate il problema, ma anche e soprattutto la funzionalità del ragazzo. Un attaccante così strutturato sarebbe stato perfetto per il gioco di Padalino con le ali e le mezzali pronte ad inserirsi, ma evidentemente qualcosa è andato storto nel visionare le qualità di Romero. Non è l’uomo giusto per questa piazza, per questo sistema di gioco e forse per questa categoria. In serie C avere un attaccante di categoria, che non solo segni ma che ti faccia anche migliorare il gioco, è fondamentale (come Paponi due anni fa). Romero, in un intero girone di andata, non ha portato nulla alla causa. E’ un dato di fatto non una critica campata in aria.

C’è bisogno di una sterzata sotto questo punto di vista, perché se è vero che questa squadra potrebbe tranquillamente lottare per qualche posizione più nobile di un decimo posto, è anche vero che senza attaccante non si va da nessuna parte. Dal mercato di gennaio sarà quasi impossibile ricavare qualcosa di utile. In attesa di Cernigoi, la palla passa a Padalino. Un cambio di modulo, potrebbe essere la soluzione. Fantacci più vicino alla punta, ad esempio. Ma questo lo saprà certamente meglio di noi il mister. Fiduciosi che nel girone di ritorno qualcosa possa cambiare.

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