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Stabia Capitale della Cultura, Pannullo: “Magari ma solo spot da questa amministrazione. C’è tanto da fare”

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L’ex primo cittadino in una lettera al Corriere del Mezzogiorno parla di Stabia candidata a Capitale Italiana della Cultura e della situazione in città.

Castellammare di Stabia. “Magari diventassimo davvero capitale della cultura per cambiare, a tal proposito, registro! Perché, intanto, caro direttore, sa cosa siamo? Siamo la cenerentola della Soprintendenza di Pompei visto che da ben 4 anni attendiamo il Museo Archeologico alla Reggia di Quisisana e, ad oggi, al netto di qualche spot, non se ne vede la luce”. E’ la lettera al Direttore del Corriere del Mezzogiorno scritta dall’ex fascia tricolore stabiese. “Siamo la città, che pur avendo dato i natali a Raffaele Viviani e Annibale Ruccello, non ha ancora una Fondazione Culturale sebbene, nel 2018, ne avessi concordato con Scabec, la società in house della Regione Campania per i Beni Culturali, l’istituzione: è un motore imprescindibile per avviare con una partnership pubblico-privato la promozione del patrimonio artistico e delle bellezze naturali della città. Siamo una città sostanzialmente ingessata sotto l’aspetto urbanistico sebbene, nel 2017, la mia amministrazione abbia fatto rientrare Castellammare nella Zona Economica Speciale: un risultato fondamentale perché potrebbe ancora oggi dare il la ad un fondamentale risanamento.

Lo stesso stabilimento Fincantieri, in quel contesto, potrebbe essere reso di nuovo autonomo, capace di una propria mission produttiva: cosa che non è più oggi, declassato ufficialmente dagli ultimi due piani industriali”. Scrive Antonio Pannullo sulle colonne del Corriere del Mezzogiorno nell’edizione di ieri. “Quel mistero su Stabia capitale”. Si intitola così la missiva dell’ex sindaco PD che parla di “mistero” riferendosi sul dossier che spiega le reali motivazioni della candidatura della città.  “Ma, intanto, non posso che rilevare che attorno a questa operazione, per ora, si sta accumulando solo quella solita retorica che rende il dibattito pubblico di Castellammare inquinato. E, di conseguenza, falso e improduttivo. Può dispiacere ma, per me, limitarsi a mettere in vetrina ancora oggi la città del cantiere navale più antico d’Europa, del Vespucci, delle 28 sorgenti, delle Terme e dell’antica Stabiae, non porta a nulla di buono. Nel senso che non si può immaginare il futuro della città se la si tiene legata a ciò che è stata nei tempi delle vacche grasse, e non la si inquadra invece nell’Italia di oggi e, soprattutto, in quella del post-Covid di domani. Direi stop alle liturgie paternalistiche di un tempo che non potrà più tornare, quindi – scrive l’ex fascia tricolore – Siamo una città la cui area portuale, ad oggi, versa in uno stato di degrado assoluto e condanna tutto il resto del centro antico che si affaccia su di esso allo stesso destino, sebbene la Zes crei le condizioni giuste per gli abbattimenti dei vecchi silos, il conseguenziale recupero del contatto col mare e, finalmente, disegni la cornice adatta al nuovo hub per la crocieristica internazionale. Siamo la città in cui si è impopolari se si afferma che non possiamo permetterci due stabilimenti termali e che quello del Solaro bisognerebbe destinarlo a qualcosa di diverso, a cominciare da un polo sanitario di eccellenza o alla delocalizzazione dell’ ospedale medesimo, decongestionando il centro cittadino. Caro direttore, questi credo che siano i contenuti su cui aprire un vero dibattito, lontano dalla retorica: culturale davvero. Per questo, mi auguro che la candidatura a capitale segni, a prescindere dall’esito, un momento di svolta per Castellammare per far si che i ragazzi di oggi non si ritrovino tra qualche decennio, come è capitato a noi cinquantenni, a vivere in una città senza identità, smarrita, in perenne attesa di qualche sussidio o di un riconoscimento buono, ad oggi, solo a dirsi un’altra bugia”.

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Rimpasto di giunta, gli “infedeli” rischiano di restare senza assessori

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Prima l’analisi del voto, poi la verifica di chi ha veramente sostenuto il centrodestra alle regionali e poi il rimpasto di giunta. Questa è la road map che si sta tracciando in queste ore. Il sindaco Gaetano Cimmino e i suoi fedelissimi vogliono vederci chiaro in questa storia. I conti non tornano. Malgrado il centrodestra abbia registrato una delle migliori performance della provincia (ma non era impresa così difficile), ora è caccia ai consiglieri infedeli che hanno deciso di appoggiare candidati di De Luca. “Bisogna capire chi sta veramente con noi” è il leit motive di queste ore a Palazzo Farnese. Nelle mattinate successive al voto, il primo cittadino ha ricevuto la visita di diversi esponenti di maggioranza. Una sorta di analisi del voto che approderà a una riunione con le segreterie dei partiti, così da tracciare la strada per arrivare al rimpasto. La prossima settimana potrebbe esserci il vertice decisivo per stabilire i criteri per trasformare la giunta tecnica in giunta politica. E in questo scenario i “traditori” rischiano l’isolamento politico.
di Daniele Di Martino

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