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Castellammare , il Consiglio dei Ministri scioglie il comune per infiltrazioni

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Castellammare

Non c’è pace per Castellammare. E’ il Consiglio dei ministri a mettere la parola fine all’esperienza amministrativa targata Gigi Vicinanza. Per la seconda volta consecutiva, il consiglio comunale di Castellammare di Stabia viene sciolto per infiltrazioni mafiose. Una decisione pesante, che segna ancora una volta la storia recente della città e certifica il fallimento di un sistema incapace di sottrarsi alle pressioni della criminalità organizzata.

Non c’è pace per l’ex Città delle Acque. Negli anni Castellammare ha visto svanire molti dei simboli che ne hanno caratterizzato l’identità: le sorgenti, le terme, la funivia. Oggi cade anche l’ennesima esperienza amministrativa, travolta dall’ombra della camorra che continua a tentare di condizionare la vita pubblica e, in alcuni casi, a riuscirci.

L’amministrazione Vicinanza è durata poco più di due anni. Era nata con l’ambizione di rappresentare una discontinuità rispetto al passato, affidando la guida di Palazzo Farnese a un professionista ritenuto distante dalle logiche tradizionali della politica locale. Le aspettative, però, si sono presto scontrate con una realtà più complessa. La proliferazione di liste civiche, la frammentazione del quadro politico e le successive vicende giudiziarie che hanno coinvolto alcuni protagonisti della coalizione hanno alimentato dubbi e polemiche fin dai primi mesi.

Tra gli episodi finiti sotto i riflettori vi sono le intercettazioni che hanno riguardato Gennaro Oscurato durante la campagna elettorale, così come altre vicende emerse nelle inchieste sulla criminalità organizzata. A ciò si sono aggiunte le ripetute denunce dell’eurodeputato Sandro Ruotolo, che ha più volte contestato all’amministrazione di non rappresentare un argine efficace contro le infiltrazioni camorristiche.

I dettagli e le motivazioni alla base dello scioglimento emergeranno con chiarezza dalla relazione della commissione d’accesso, il cui lavoro ha portato alla decisione finale del governo. Nelle prossime settimane potrebbero inoltre arrivare richieste di incandidabilità nei confronti di amministratori e politici ritenuti contigui o comunque vicini ad ambienti criminali.
Il dato politico, però, è già evidente. Tutto questo accade a soli quattro anni dal precedente scioglimento del Comune. Era il 24 febbraio 2022 quando il Consiglio dei ministri decretò la fine dell’amministrazione guidata da Gaetano Cimmino. Allora era il centrodestra a finire sotto accusa; oggi tocca a un’amministrazione sostenuta dal centrosinistra. Cambiano gli schieramenti, ma il risultato resta lo stesso.

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Molti di coloro che nel 2022 salutavano lo scioglimento come una liberazione della città dalle pressioni della camorra si ritrovano oggi a fare i conti con accuse analoghe. Una circostanza che dovrebbe imporre maggiore prudenza nei giudizi e una riflessione più profonda sulle responsabilità della politica locale.

Il secondo scioglimento consecutivo non rappresenta la sconfitta di una parte politica, ma dell’intera città. È la dimostrazione che il problema non è stato risolto e che gli anticorpi istituzionali si sono rivelati insufficienti. Castellammare sprofonda di nuovo nel baratro.

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