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Castellammare, sciolto il Consiglio Ruotolo accusa decisione inevitabile

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Ruotolo

“Lo scioglimento del Consiglio comunale di Castellammare di Stabia per infiltrazioni della camorra rappresenta una ferita profonda per la città e per le istituzioni democratiche. È la seconda volta consecutiva: la prima con una giunta di centrodestra, questa volta con un’amministrazione guidata dal centrosinistra. È la dimostrazione che la criminalità organizzata non guarda ai colori politici, ma cerca consenso, relazioni e spazi di influenza”.

Lo dichiara Sandro Ruotolo, eurodeputato e membro della segreteria nazionale del Partito Democratico.

“Questa volta lo scioglimento non era inevitabile. Nel giugno 2024 sono stato candidato e poi eletto consigliere comunale del Partito Democratico perché ritenevo che la sfida decisiva per Castellammare fosse quella della legalità. La mia candidatura nasceva proprio dalla volontà di contrastare le infiltrazioni della camorra nelle istituzioni e di accendere i riflettori sulla legalità. Per questo ho scelto di dimettermi il 2 gennaio scorso: una decisione sofferta ma necessaria, maturata nella convinzione che quell’amministrazione non rappresentasse più un argine adeguato alle pressioni della criminalità organizzata. Non provo alcuna soddisfazione nel vedere confermate le mie preoccupazioni. Avrei preferito avere torto. Ma c’erano segnali evidenti: denunce pubbliche, arresti, inchieste della Direzione distrettuale antimafia e il lavoro dell’Osservatorio sulla camorra. Quei rischi erano stati segnalati con chiarezza. Purtroppo non siamo stati ascoltati.
Quando si è insediata la commissione d’accesso, il sindaco Luigi Vicinanza e parte dei suoi sostenitori hanno scelto lo scontro politico, arrivando perfino a promuovere una petizione contro l’azione dello Stato. È stato un errore grave. Di fronte a un controllo di legalità, la politica deve fare un passo indietro e rispettare il lavoro delle istituzioni. Lo scioglimento di Castellammare non è soltanto una vicenda amministrativa. È il segnale di una crisi più profonda nel rapporto tra politica, consenso e legalità. In questi anni si è affermato un civismo criminogeno: una proliferazione di liste civiche nate all’ultimo momento, prive di una storia di impegno sul territorio, di una cultura politica e di reali meccanismi di selezione della classe dirigente. Contenitori elettorali costruiti per raccogliere consenso personale e pacchetti di voti, che finiscono per rendere più vulnerabili le istituzioni alle pressioni e alle infiltrazioni della criminalità organizzata. Senza una rigorosa selezione delle candidature, senza partiti radicati nei territori e senza il coraggio di rompere con clientele, pacchetti di voti e sistemi di potere, la camorra continuerà a trovare spazio nelle istituzioni. Oggi prevale l’amarezza. Castellammare meritava altro. Meritava una classe dirigente capace di ascoltare gli avvertimenti e di mettere la legalità davanti a qualsiasi convenienza politica. Da oggi nessuno potrà più dire di non sapere. Nessuno potrà più dire di non aver visto”.

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