Politica
Castellammare, “buco nero amministrativo” della giunta Vicinanza: Il caso del vicesindaco Di Capua
L’ ultima relazione della Commissione d’indagine getta una luce cruda e impietosa sull’amministrazione di Castellammare di Stabia, e la figura del Vicesindaco Giuseppe Di Capua non sfugge alla lente degli ispettori. Sebbene il suo profilo non sia macchiato da quelle logiche criminali che affliggono altri esponenti politici locali, il documento gli 007 della Prefettura sollevano pesanti interrogativi sulla sua reale efficacia di governo e sulla solidità del suo curriculum politico e professionale.
Nato a Castellammare, ha assunto incarichi di peso assoluto nella Giunta guidata da Luigi Vicinanza: oltre a essere Vicesindaco, ha avuto le deleghe alle Terme, ai Lavori Pubblici e ai Rapporti con il personale. In un Comune come quello di Castellammare, storicamente vulnerabile alle infiltrazioni negli appalti e nella macchina burocratica, queste deleghe rappresentano il cuore pulsante dell’ente. Sotto il profilo penale, la Commissione gli riconosce un casellario intonso, tuttavia, l’indagine si sposta dal piano penale a quello strettamente amministrativo, facendo emergere “buchi” curriculari imbarazzanti e pesanti critiche alla sua azione di vigilanza all’interno della macchina comunale: Di Capua dichiara di aver già ricoperto la carica di assessore presso il Comune di Castellammare di Stabia negli anni 2000, senza però fornire ulteriori precisazioni in merito.
La Commissione ha verificato questa asserzione, inoltre, il vice di Vicinanza, ha dichiarato di aver svolto per più di 10 anni il ruolo di capo servizio dei Servizi Sociali dello stesso Comune di Castellammare. Anche su questo punto, però, le verifiche degli ispettori si fermano a un laconico riscontro documentale: “Non si rinvengono ulteriori notizie”.
Ma la critica più feroce, quella che smonta politicamente il ruolo di garanzia che un Vicesindaco dovrebbe avere in una realtà complessa e fragile come quella stabiese, è incisa a chiare lettere nell’indice stesso della relazione. “La verifica del vicesindaco: un controllo solo formale e mai produttivo di rilievi”. Così titola uno dei capitoli delle 400 pagine. “controllo solo formale e mai produttivo”.
In sintesi, la Commissione delinea i contorni di un amministratore “fantasma” sotto il profilo della vigilanza interna. Secondo le dichiarazioni dei dirigenti, Di Capua ed altri amministratori chiedono spesso e costantemente conto rispetto ad alcune pratiche ed affidamenti, senza però mai dare una sterzata o quantomeno una raddrizzata alle pratiche definite “borderline” dagli ispettori.
In una città in cui la criminalità organizzata dei grandi clan e loro affiliati cerca costantemente di fagocitare il sistema degli appalti e dei servizi, avere un Vicesindaco – che è anche Assessore ai Lavori Pubblici – la cui attività di controllo viene liquidata come “solo formale” e incapace di produrre “rilievi”, rappresenta una vulnerabilità amministrativa gravissima. Un controllore che, nei fatti, non controlla, in un Palazzo dove l’assenza di vigilanza attiva si è già tradotta, troppe volte, in un varco aperto per la mala gestio.

